EPIDEMIE : CAUSE, PREVENZIONI E TRATTAMENTI NEL MEDIOEVO

Epidemics: causes, preventions and treatment in Middle Ages. (Preliminary note)  

Rosario Di Lello||  Di seguito a quanto, da una ricerca storica in atto, ho riproposto su computo e su cagioni, prevenzioni e trattamenti delle epidemie, cioè di malattie infettive che a rapida diffusione hanno colpito nello stesso tempo gran numero di persone, in Italia, dall’Evo Antico,  (1)  qui, sempre in sintesi e con qualche cenno ai periodi precedenti, anticipo notizie dall’anno 475 al 1493.

Ebbene, com’è noto, le affezioni concernenti l’argomento hanno avuto origini differenti e, purtroppo, ancora sconosciute nel Medioevo, benché, di alcune, siano stati descritti i sintomi, talvolta con esattezza, talaltra in maniera non del tutto chiara o incomprensibile.

Per quanto attiene a eziologia e patogenesi, opinioni antiche avevano fatto riferimento, oltre che all’ira degli dei, ad animaletti invisibili ad occhio nudo e all’insalubrità dell’aria respirata; (2) avendole rivisitate, studiosi succedutisi già dal VI secolo del Medioevo, sostennero, in complesso, che le pestilenze le generavano o un cambiamento anormale dell’atmosfera o fattori che sprigionatisi dalla terra, ad esempio da zone paludose o comunque malsane, si propagavano nell’aria e, inspirati,  avvelenavano dapprima i polmoni e di conseguenza il cuore; in ambedue le circostanze i contagi risultavano pericolosi, ma mortali quelli da corruzione dell’aria.  (3)

Intanto, ignoranti e persone di cultura indulgevano a pregiudizi e attribuivano le morie, di volta in volta, a cause differenti, non di rado immaginarie. (4)  Non in  pochi, anche tra monaci credettero, che eventi celesti, come la luna color sangue, erano stati  sorgenti di morbi; (5) che le eclissi di luna o di sole, le comete, il combinarsi degli astri, l’influsso delle stelle e altri fenomeni quali, per esempio, la  pioggia di ragnatele, erano presagi di malaugurio nonché di epidemie (6)

Nel VI secolo, uno storico, d’origine palestinese,  affermò che a scatenare ai suoi tempi una malattia, nata e diffusa in Egitto, passata  in Palestina e giunta fino agli estremi confini del mondo, era stata la volontà, di Dio, contro gente colpevole, secondo un uomo di legge, di aver trasgredito ogni norma divina e umana. In Italia costernazione e spavento furono maggiori perché s’era sparsa la voce, (7) riportata nell’VIII secolo da un colto ecclesiastico, che subito erano apparsi certi segnacoli su case, porte, vasi e vestimenti e, se qualcuno tentava di lavarle, ancor di più si rendevano evidenti. Comunque, passato un anno, si cominciò a soffrire e dovunque fu lutto e dovunque lacrime. La gente fuggiva. Nelle ore notturne e diurne s’udiva suonare una tromba di guerra e, da molti, come un rumore d’esercito. Nel VII secolo, in altra gravissima affezione il numero dei decessi fu tanto; i cittadini fuggivano; a molti apparvero visibili l’angelo del bene e del male che andavano di notte per la città e quante volte, per ordine dell’angelo del bene, l’angelo del male, che portava in mano un venabulo, percuoteva l’uscio di una casa, tutti, in quella, perivano il giorno seguente. (8)

Questi particolari, quasi a monito, riconducono alla mente, dalla Bibbia, la decisione  del Signore, gli ordini impartiti a Mosè e ad Aronne, i segni di sangue su architravi e porte, il passaggio notturno di Dio, la moria dei figli d’Egitto, il vasellame e le vesti, l’esercito del Signore, in marcia verso altri luoghi, gli angeli esecutori del volere divino; se non anche, dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, passi apocalittici. (9)

Orbene, se le predette opinioni non pare abbiano arrecato danni immediati, nocivo fu, invece, il pregiudizio  vivace a carico degli Ebrei. Nel primo quarto dell’XI secolo, furono definiti malefici e ritenuti responsabili di cicloni, di terremoti (10)  e –non è improbabile– di qualche morbo. Secoli dopo, tra il 1136 e il 1204, qualcuno narrò delle loro credenze stregoniche. (11) e nel 1348, in occasione della Grande peste, la Peste nera, descritta dal Boccaccio, furono perseguitati, massacrati, bruciati, ovunque, e non trovarono pietà che nella lontana Lituania. (12)

E veniamo a prevenzioni e cure.  Nel corso del Medioevo si ritenne, in generale, che  astri e magia giovassero alla salute –e perciò alla prevenzione–. Fu praticata, altresì, l’igiene personale, alimentare e dell’ambiente e diventò quanto mai attuale il principio –volto dal latino e oggi più che mai raccomandato–: “Se vuoi rimaner sano, lavati spesso le mani”.  (13)

Si credette pure che astri e magia giovassero alla terapia. Questa, inoltre, utilizzava presidi chirurgici, medici e medico chirurgici; i farmaci erano di origine minerale, animale e vegetale, semplici o composti e venivano somministrati in pillole, sciroppi e polveri. Presidi medico-chirurgici erano il clistere, le supposte, gli impiastri, le ventose, il salasso e le sanguisughe. Il trattamento terapeutico aveva luogo negli ospedali (14) o a domicilio. È verosimile che, specialmente nelle fasi iniziali del contagio e almeno per i sintomi, si sia fatto ricorso a quanto sopra detto.

Per il resto, emblematici risultano tre riferimenti: Negli anni Quaranta del VI secolo, poiché la gente aveva la convinzione di evitare il flagello fuggendo, fuggivano i figli lasciando insepolti i cadaveri dei genitori; fuggivano i genitori, dimentichi del frutto, febbricitante, delle loro viscere. Nel VII secolo, si  fuggiva  per le cime dei monti o per luoghi diversi. (15)  Si fuggiva perché, ancora nel XIV secolo, a cura delle infermità né consiglio di medico né virtù di alcuna medicina pareva che valesse e facesse effetto. (16)  Il sano che doveva andare da un luogo ad altro, utilizzava, come già nel XII secolo per evitare il diffondersi della malattia,  la bolletta, ossia un  attestato sullo stato di salute dell’individuo e sulla salubrità dei paesi. (17)

A quel punto, insomma, altro non v’era da fare che ricorrere, come da tradizione, al sacro. E così, tanto per qualche indicazione, nel VI secolo furono costruiti altari, traslatevi reliquie di santi (18) e i colpiti, appena consapevoli d’esser tali, dicevano qualche preghiera e si trascinavano nelle chiese, ma senza successo; nel ‘300, venivano rivolte a Dio umili suppliche e fatte processioni, ma dopo aver ripulito gli abitati e vietato agli infermi di entravi. (19)

Nel 1403,  una epidemia percosse Venezia e indusse ad adottare, finalmente, misure idonee al fine di circoscrivere il male: la Signoria tolse agli Eremiti di Sant’Agostino l’isola su cui stava la chiesa di S. Maria di Nazareth e la trasformò in ospedale per gli appestati, in luogo di isolamento per i sospetti di affezione  e in deposito per lo spurgo delle merci che provenivano da Levante. Era sorto, con risultati efficaci, il primo Nazaretum, poi definito Lazzaretto. (20)

E per concludere, come una pestilenza romana aveva annunciato l’inizio del Medioevo, così una napoletana, nel gennaio del 1493 e sempre riguardo al tema, inaugurerà l’Età Moderna due mesi  dopo l’inizio. Ma pure questa è altra storia.

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 1- Cfr. R. Di Lello, Epidemie: dagli dei al Coronavirus (Nota preliminare) e Id., Epidemie: cause, prevenzioni e cure nell’Evo Antico. (Nota preliminare), in “Quattro passi nella storia”, Casertasera.it (11-03-2020) e (20-03-2020). 2- Cfr. R. Di Lello, Epidemie (20-03-2020) cit., nota 4. 3- Cfr. G. Penso, La medicina medioevale, s.l., Ciba-Geigy, 1991, pp.501-502. 4- Id., ibid., pp. 15-26. 5- Per gli anni 1016-1017, cfr. Anonimo Monaco Cassinese, Breve cronaca, testo latino a c.d. G. Del Re, M. Naldi, Napoli, Stamperia dell’Iride, 1845, pp. 55-78. S. De Renzi, Storia della medicina in Italia, Napoli, Filiatre-Sebezio, 1845-1848, 5 voll., II, p. 200. Per il 1132, cfr. Falcone Beneventano, Cronaca, a c.d., AA.VV., in G. Del Re, Cronisti e scrittori sincroni napoletani, Napoli, Stamperia dell’Iride, 1845-1868, p. 206. 6- Per gli anni 679,1119, 1362 e 1449, Cfr. Paolo Diacono, Storia dei  Langobardi, VI, 4-5, testo latino a c.d. E. Bartolino, Milano, TEA, 1988-1997. S. De Renzi, cit. II, p. 200. Anonimo Monaco Cassinese, cit., pp. 55-78. Cronica di Napoli di Notar Giacomo, pubblicata per cura di Paolo Garzilli, Napoli, Dalla Stamperia Reale, MDCCCXLV, p. 92. 7- Procopio, Evagrio ed Hovelio, in S. De Renzi, cit., II, pp. 13-21. Agatia, in J. Théodoridès, Dai miasmi ai virus, Paris, L. Pariente, 1992, pp. 336-337. 8- Paolo Diacono, cit., II, 4. e VI, 5. 9- Cfr. Es, XII, 1-51, pass. e  AA.VV., a c.d., La Sacra Bibbia, Roma, CEI, 1974, pp. 1266 e pass.. 10- E. Pognon, La vita quotidiana nell’anno Mille, Milano, Fabbri, 1998, pp. 320-322. 11- R. Camilleri, Storia dell’Inquisizione, Roma, Newton e Compton, 1997, pp. 36-37. 12- Boccaccio, in S. De Renzi,  cit., II, pp.294-308. 13- Cfr. G. Penso, cit., pp. 23-30 e 517-520. 14- Id. ibid., pp. 23-30, 398-404, 421-428, 525-527. 15- Paolo Diacono, cit. II, 4 e VI, 5. 16- Boccaccio, in G. Penso, cit., pp. 366-367.  17- S. De Renzi, cit., II, p. 308.  18- Paolo Diacono, VI, 5. Sui santi taumaturghi contro le pestilenze cfr. A. Pazzini, Storia tradizioni e leggende nella medicina popolare, Milano, Recordati, 1980, p. 125.19- Cfr. Hovelio nonché Boccaccio in  S. De Renzi, cit., II,  pp. 13-19, nonché pp. 297-307. 20- Secondo alcuni, per sostituzione popolare della N con la L, secondo altri, o da Lazzaro, il personaggio evangelico resuscitato da Gesù o da san Lazzaro, protettore dei lebbrosi. (Cfr. S. De Renzi, cit., II, p. 396).

 

 

 

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