CORONAVIRUS, IL CONTAGIO NELLE CASE DI CURA, ANCHE IL MOLISE NEL MIRINO DELLA PROCURA

Emiddio Bianchi. Hanno fatto il giro del web le crude immagini dei pasti lasciati dagli addetti del catering agli anziani positivi al Coronavirus, sul davanzale delle loro finestre dell’ospedale Santissimo Rosario di Venafro. La naturale paura dell’infezione non ha però fermato la mano degli inquirenti che si chiedono le cause e le eventuali responsabilità di un disservizio verso quegli anziani, già colpiti dalla malattia, dalla solitudine e dal gravoso peso degli anni. In diciotto, tredici dalla casa di riposo di Agnone e cinque da quella di Cercemaggiore, tutti positivi al Covid 19, furono trasferiti nell’ospedale di Venafro, forse frettolosamente. I tempi, però, erano molto ristretti perché in quelle due case di riposo molisane il virus si era insediato in maniera massiccia e rischiava di trasformare le due RSA in altrettanti lazzaretti, dove era persino difficile poter fornire un pasto a causa del contagio. Anche gli operatori sanitari, infatti, erano stati colpiti dal virus. In particolare, le indagini della Procura di Isernia si focalizzano sulla casa di cura Tavola Osca di Agnone, dove tutti gli ospiti della struttura, uno dei quali sarebbe poi morto a causa del Coronavirus, risultavano essere positivi al Covid, prima di essere trasferiti a Venafro. I reati ipotizzati, al momento a carico di ignoti, sono di epidemia e lesioni colpose. Gli inquirenti, a questo proposito, si chiedono se siano stati rispettati tutti i protocolli o se, viceversa, siano stati messi in atto dei comportamenti sbagliati che hanno potuto favorire l’evolversi dell’epidemia. Nell’ospedale di Venafro, intanto, gli anziani vivono la loro convalescenza, in attesa dei tamponi che garantiscano la loro completa guarigione.

 

 

 

 

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Vice Direttore di Casertasera.it. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e condotto, per molti anni, trasmissioni radio e tv.

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