DIOCESI ALIFE/CAIAZZO, PRIMO MAGGIO, I DIECI ANNI DA VESCOVO DI VALENTINO DI CERBO, TRA SOSTENITORI E CRITICI DEL SUO APOSTOLATO

Emiddio Bianchi. Era il primo di maggio del 2010 quando un migliaio di fedeli della diocesi raggiungevano il Vaticano per assistere alla cerimonia religiosa per la nomina a vescovo di Valentino Di Cerbo, colui che avrebbe dovuto reggere una diocesi importante come quella di Alife e Caiazzo. Le sue origini sannite, a quattro passi da Piedimonte e dai paesi circostanti della diocesi, il suo indubbio carisma per aver frequentato le stanze importanti del “palazzo” si notarono subito, fin da quando ritornò in questa terra, una volta sannita come il suo paese di nascita. Il suo carattere introverso, ma fermo e rigido quando doveva prendere delle decisioni importanti, col passare degli anni hanno però, via via accentuato una sorta di conflitto religioso fra quanti ne apprezzavano le indubbie qualità e le tante cose buone che ha fatto e quelli a cui non andavano bene alcune sue decisioni, che definivano autoritarie e prese in assoluta autonomia: perché l’allontanamento di don Ovidio dall’ospedale di Piedimonte? Il buon prete colombiano, forse il più amato da pazienti e sanitari nella storia dell’ospedale suscitava invidia nella curia? Se lo chiedono ancora i tanti che firmarono, inascoltati, la supplica che gli rivolsero affinché lo facesse restare al suo posto. Per non citare le petizioni, sempre inascoltate, di fedeli di questa o quella parrocchia, quando pensava di trasferire i parroci per poi, magari, andarli a sostituire in prima persona, da buon pastore. Un vescovo controverso, mons. Di Cerbo, amato da molti e criticato da altrettanti, come nella vicenda dei due operai morti sul lavoro nel pomeriggio di un sabato davanti alla basilica di San Marcellino, mentre si sudavano il pane per i loro figli. Adesso mons. Di Cerbo è a casa in pensione e in tanti gli fanno gli auguri di buon compleanno per i suoi dieci anni da vescovo. Quelli che non lo hanno particolarmente amato si chiedono il perché sia stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato, insieme a due suoi collaboratori. Altri, invece, di cui il vescovo avrebbe gestito il danaro, si chiedono come un prete malato poteva essere in possesso di 900mila euro. Tanti auguri, Eccellenza.

 

 

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Vice Direttore di Casertasera.it. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e condotto, per molti anni, trasmissioni radio e tv.

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