RUBRICHE – L’ESERCITO DI RE FERDINANDO NEL TERRITORIO DEL MEDIO VOLTURNO  

 Rosario Di Lello| Nella Valle del Medio Volturno, un gruppo di persone, “scumbinàtu “ e “sciarmàtu”, disorganizzato e sbandato, come l’esercito di re Francesco II di Borbone, lo si usa definire, in napoletano: “L’esercito ‘e Francischiello”; eppure, quello del bisnonno, Ferdinando, già ad otto anni re delle Due Sicilie nel 1759, pare non sia stato da meno, durante le invasioni francesi del 1798 e del 1805 e nella reazione del 1820.

Riguardo al tema, sembra altresì non superfluo rammentare, come si deduce da non poche pubblicazioni, (1) che nel Mezzogiorno d’Italia il sentimento monarchico era diffuso e radicato tra il popolo  – però non quanto prima delle menzionate invasioni francesi– tuttavia  il fermento dei liberali aveva raggiunto proporzioni tali da indurli, nell’estate del 1720, a passare all’azione. Il 2 di luglio, infatti,  uno squadrone della cavalleria borbonica insorse, agli ordini di Michele Morelli e di Giuseppe Silvati, ufficiali, ma di fede carbonara; tra il 5 e il 6, connivente il generale Guglielmo Pepe, pure lui di credo carbonaro, si ribellarono due reggimenti di cavalleria e uno di fanteria; non pochi borghesi aderirono alla rivolta.

La sollevazione apparve grave in quanto promossa e sostenuta da militari in servizio i quali, più di chiunque altro, erano tenuti, per giuramento, a rimanere fedeli alla monarchia, specialmente dopo che re Ferdinando, ritornato sul trono, aveva accordato fiducia e riconfermato sotto le reali bandiere quanti avevano militato, dal 1806 al ’15, al servizio dei due re “francesi” Giuseppe Bonaparte, prima e Gioacchino Murat, dopo.

I sovversivi chiesero la Costituzione; fu concessa nel luglio del1820 e manifestazioni di giubilo s’ebbero in Napoli, capitale del regno, e nelle province; anche nei paesi del Medio Volturno si fece festa e, così come altrove, vennero accese luminarie, suonate campane, cantate messe e Te Deum, sparati fuochi d’artificio, offerte cene pubbliche a poveri, a legionari e ad insorti. Le notizie rinvenute non riportano, però, il numero dei carbonari partecipanti.

Ritratto da Wikipedia

Riportano, invece, l’ identità e perciò il numero dei soldati che erano fuggiti dall’esercito:  nel dicembre del 1820 ne risultavano 129 di Terra di Lavoro e i 19 venuti dalla Valle del Medio Volturno, erano Francesco Grasso, di Ailano; Gioacchino Franco, di Amorosi; Andrea Mongillo, Giuseppe de Vito, Angelo e Giulio Perrino, di Caiazzo; Antonio Antonucci e Pietro Chiotti di Fossaceca –oggi, Fontegreca–; Cosmo Formichella, di Frasso; Domenico Madora, di Gallo; Giovanni Battista Ricciuto, di Melizzano; Angelo Leggiero e Giuseppe Tartaglia, di Piedimonte; Nicola Rosaldo, di Profeti; Raffaele Annalfi, di Rajano; Lucio Coluccio e Francesco Panella, di Schiavi –oggi, Liberi–; Domenico Aidora, di Solopaca e Domenico Fiello, di Vairano.

Da rilevare è che, come in precedenza, pure nel 1820 vi si trovavano arruolati, in maggioranza,  bracciali, pastori, boscaioli, coloni e artigiani che, nella vita privata, costituivano tutti forza lavoro sottratta dalla leva, per un non breve periodo di nove anni, è verosimile al sostentamento delle rispettive famiglie; è lecito perciò ipotizzare almeno che, in quel frangente, i militari abbiano disertato o per ritornare a casa o per sentimenti filoborbonici e antinsurrezionali e, perciò, com’era già capitato in casi analoghi, al fine di giungere allo scopo, dandosi finanche al brigantaggio.

Intanto, Austria, Prussia e Russia, le tre potenze che avevano sconfitto Napoleone, facevano intendere, appoggiate dalla Francia assolutista, di non voler proprio riconoscere il nuovo assetto costituzionale del Regno delle Due Sicilie e, per discuterne, invitarono Re Ferdinando al congresso di Lubiana. Nel febbraio del 1821, il Sovrano comunicò che, nonostante l’impegno da lui profuso –ma è il vero?–, i tre alleati non avevano ritenuto accettare la Costituzione, anzi si preparavano all’intervento armato per la restaurazione. A quel punto, assente il Re, si giunse allo scontro: l’indisciplinato e non preparato esercito napoletano marciò contro gli Austriaci e rimase sconfitto a Rieti, il giorno 7 del mese successivo.

Gli Austriaci entrarono in Napoli il 21 dello stesso mese e la Costituzione fu annullata. Quanto all’esercito, il Sovrano sostenne, nel decreto N° 74 del 1 luglio 1821, che l’armata “…faziosa essa stessa, o lasciandosi strascinare da faziosi fuori la via di tutti i suoi doveri”, aveva  “operato la sua distruzione”. Per questo ne aveva risolto “fin dal 24 Marzo ultimo, lo scioglimento”; l’organizzazione del nuovo esercito era già stata decisa, col decreto N° 73, in quella stessa data. Il provvedimento, a quanto pare, aveva risparmiato soltanto la fedele Guardia Reale.

I  ribelli protagonisti? Vennero o rimossi dalle loro cariche o incarcerati e sottoposti a più o meno severe detenzioni o esiliati, come  Guglielmo Pepe che morrà  a Torino nel 1855; Michele Morelli e Giuseppe Silvati  s’erano resi fuggiaschi, ma catturati e rinchiusi in Castel dell’Ovo a Napoli, subirono il processo e la condanna per impiccagione fu eseguita il 12 settembre 1822.  Re Ferdinando? Ritornò a Napoli. Alla fine del 1824 cominciò a non star bene e morì nella notte fra il 3 e il 4 gennaio del ‘25, otto giorni prima di compire i settantaquattro anni.

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1- Tra quelle di più agevole reperimento, cfr. G. Fiorentino, G. Boeri, L’esercito Napoletano del 1832, Napoli, Banco di Napoli, 1963, pp. 7-8. G. Spini, Disegno storico della civiltà, Roma, Ed. Cremonese, 1974, 3 voll., III, pp. 26-29. V. Gleijeses, La storia di Napoli, Napoli, Ed. del Giglio, 1987, pp. 727-732. V. Mazzacane, Memorie storiche di Cerreto Sannita –nuova edizione a cura di A. Mazzacane– Napoli, Liguori, 1990, pp. 232-233. S. Zazzera, Modi di dire napoletani, Roma, Newton, 1996, p. 46. S. Di Majo, Ferdinando IV di Borbone, Roma, Newton, 1996, pp. 54-57. R. Di Lello, Il brigante Fra Diavolo dal Matese al patibolo (tra editi e inediti), in “Annuario di storia, cultura e varia umanità. 2017”, Associazione Storica Valle Telesina (2018) pp. 128-170. Per l’elenco dei disertori, cfr. Giornale degli Atti dell’Intendenza di Terra di Lavoro, Dicembre 1820, pp. 65-67.

 

 

 

 

 

                                                   

 

 

 

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