RUBRICHE- “MI SENTO SOLA: E’ LA VITA O IL COVID HA FATTO IL RESTO” LA SOCIOLOGA RISPONDE

Gentile Dott.ssa

Un pensiero ricorrente soprattutto dopo la lunga restrizioni da COVID-19 è relativo alla  solitudine. Le chiedo, è un sensazione o un’esperienza causata dalle vicissitudini della vita? 

Eleonora

* Roberta Marra|Gentile Eleonora,La percezione degli eventi è regolata dalla psiche, oltremodo l’emotività è un qualcosa di talmente personale che il problema a volte non è tanto quello che succede ma come lo viviamo; nel caso specifico del Covid-19 il concetto di “pandemia” designa  il problema su scala mondiale portando con se restrizioni e alterazioni emotive individuali, a partire dallo stato di angoscia e paura fino all’isolamento imposto e in molti casi preventivo a causa, perché no, di un’ informazione poco chiara, da parte degli agenti della comunicazione. La costruzione di un nuovo paradigma sociale incontestabile ha, oltremodo, leso la percezione scontata della realtà; una restrizioni protempore che ha destabilizzato, certamente. Ma è pur vero che la modernità racchiude in sé  paradossi come “ da soli tra la gente” e “ il cosi fan tutti” “ meglio soli che..”. Una sorta di individualismo artificiale, che trova conforto ma anche sconforto a seconda della chiave di lettura, nei social; illudendo ed alludendo ad una socialità  illusoria e di comodo, aldilà del  contesto sociale di interesse collettivo. Socializzazione e solitudine, il paradosso emblematico dalle molteplici interpretazioni, sia a causa del modo in cui sono mutate le relazioni sociali, a partire dalla quotidianità che dei luoghi. Nel tempo, quindi, ogni relazione interpersonale prescinde da condotte reali per predilire una normalità artefatta che tende all’ isolamento, compromettendo, inevitabilmente, il benessere mentale. Tuttavia, al giorno d’oggi capita spesso di sentirci soli, tanto da percepire un drammatico silenzio pur stando tra la folla, un silenzio emotivo, assordante per chi come me si sente un’instancabile sostenitore del concetto di “socializzazione tradizionale”. Di relazioni comunicative anche di breve durata; come semplici circostanze e condivisione momentanea del luogo come potrebbe essere: la fila alle poste piuttosto che alla cassa del supermercato o alla fermata del bus. Quindi, brevi situazioni e non per forza legami consolidati nel tempo. Personalmente, sostengo la pratica della socialità, perchè la ritengo una necessità mentale alla pari dei bisogni fisiologici dettati dall’ organismo; efficiente anche quella proposta dai sociali ma solo se utilizzata in caso di necessità e con consapevolezza. Dettaglio non di poco conto, a sostegno della solitudine è l’aspetto che mi porta a leggere l altra parte della solitudine con una  interpretazione positiva, altrettanto soggettiva al limite ovviamente del sano benessere interiore e mentale, ossia come   un’esigenza finalizzata ad un introspezione  riorganizzativa atta a ristabilire un equilibrio interiore vacillante.

*Dott.ssa Roberta Marra, laureata in Sociologia presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, con tesi di laurea in “ Diritto alla riservatezza e d’informazione: vizi e virtu’ della comunicazione giornalistica.Master di specializzazione in psicologia giuridica pedagogia con tesi dal titolo: “Lo stalking tra reato e patologia, ossessione e sentimento personalità e dinamiche socio relazionali”

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