IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO: QUELLA STRANA VOGLIA DI LAVARSI CONTINUAMENTE LE MANI

*ANTONIO CANTELMO Il disturbo ossessivo-compulsivo, pur essendo classificato dal DSM IV tra i disturbi d’ansia, è da molti considerato invece come entità nosografica autonoma, con un definito nucleo psicopatologico, con un decorso e una sintomatologia peculiari e con dei correlati biologici che vanno a poco a poco delineandosi. Dunque il DOC, chiamato anche sindrome ossessivo-compulsiva, conosciuto e definito sino ad alcuni anni or sono semplicemente come “nevrosi ossessiva” è uno specifico disordine di natura psichiatrica che si struttura sulla base di un substrato di ansia. Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e persistenti che affliggono l’individuo e che da queste vengono percepite come invasive e inappropriate 8° comunque fastidiose) e che provocano marcata sofferenza, presentandosi più e più volte al di fuori del controllo di chi li sperimenta. L’individuo si rende conto che i pensieri, le immagini o gli impulsi sono frutto della propria mente e tenta (inutilmente) di ignorare o sopprimere tali disturbi con altri pensieri e comportamenti (“compulsioni”), in alcuni testi chiamati anche 2psichismo da difesa” e più anticamente “coazioni”). Le compulsioni comportamenti o azioni mentali ripetitivi che l’individuo si sente obbligato a eseguire, come una sorta di rituale stereotipato, per difendersi da una certa ossessione. Vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono messe in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia. I comportamenti o le azioni mentali sono mirate a combattere le ossessioni; spesso, però, questi comportamenti o queste azioni mentali sono chiaramente eccessivi o non sono realmente connessi con l’ossessione che cercano inutilmente di neutralizzare. Le compulsioni possono riguardare diverse tematiche come la contaminazione, l’ordine, il controllo. La caratteristica essenziale del disturbo ossessivo-compulsivo è dunque la presenza di pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto i comportamenti ripetitivi oppure le azioni mentali che vengono definite compulsioni, almeno l’80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, mentre soltanto il 20% ha esclusivamente ossessioni o compulsioni. Il DOC è spesso considerato un disturbo a decorso cronico e invalidante, spesso refrattario ad ogni tipo di intervento terapeutico. La richiesta di trattamento è molto più frequente nei soggetti con compulsioni. Il fatto che la psicoterapia abbia prodotto pochi risultati nel disturbo ossessivo-compulsivo, e contemporaneamente che i farmaci antidepressivi possano indurre cambiamenti significativi del quadro clinico, ha portato ad enfatizzare la terapia farmacologica come terapia di elezione per questo tipo di disturbo. La terapia farmacologica del DOC è stata caratterizzata storicamente dall’impiego degli antidepressivi triciclici, cui recentemente si è aggiunto l’impiego degli antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). La tendenza, per avere un’efficacia anti ossessiva delle molecole antidepressive, è all’uso di dosaggi che vanno verso quelli massimi consentiti per ciascun farmaco. Tuttavia i farmaci e la psicoterapia non devono mai essere visti come alternativi l’uno rispetto all’altro. L’intervento psicoterapico, come rapporto medico-paziente strutturato in forma di psicoterapia, dovrebbe fare sempre da sfondo a qualunque tipo di intervento biologico ed è in grado di influenzare a volte profondamente il quadro clinico; una percentuale di pazienti che può variare dal 30 al 40% infatti non risponde alle terapie farmacologiche. In questi casi, il trattamento psicoterapico (o quello integrato psicodinamico – farmacologico) è quello di prima scelta. In merito alla psicoterapia del disturbo ossessivo-compulsivo è difficile fare qualunque tipo di generalizzazione sulla sua efficacia, sebbene vi siano in letteratura numerose evidenze all’efficacia stessa dell’intervento psicoterapico. Singoli terapeuti hanno visto miglioramenti e durevoli in pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, soprattutto quando si riesce ad affrontare gli impulsi aggressivi che sottostanno ai tratti caratteriali. Analogamente, psichiatrici a orientamento dinamico, hanno osservato un notevole miglioramento sintomatico in individui con disturbo ossessivo-compulsivo in corso di prolungata psicoterapia psicodinamica.

“Nessuno osa dire addio alle proprie abitudini. Più di un suicida si è fermato sulle soglie della morte pensando al caffè dove andava a giocare tutte le sere, la sua partita a domino”. – ( Honoré de Balzac) –

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Dott. Antonio Cantelmo: Medico-Chirurgo, Specialista in Psicologia Clinica e Psichiatria, Dirigente Medico UOC Medicina Generale e Pronto Soccorso ASL Caserta – Pratella (CE) – 330/659140 – antonio.cantelmo@libero.it.

 

 

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