SOCIOLOGIA –  MENO FIGLI PER COLPA DELLA CRISI ECONOMICA? UN LETTORE CI SCRIVE

Gentile Dott.ssa, Le pongo, una domanda abbastanza controversa.  Secondo Lei è possibile che sempre più donne rinuncino alla maternità a causa della crisi economia o è semplicemente il cambiamento di concezione del ruolo che allontana il desiderio?

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Gentile lettore, più che controversa, la sua domanda meriterebbe una risposta multidisciplinare; un meritevole confronto tra etica, economia politica e le scienze sociali. Cercherò di risponderLe articolando un discorso che le include, sottolineando, oltremodo, gli aspetti cardini della società   “ economia e capitale umano” nell’accezione più stimata e considerabile. Ciò introduce nuovi scenari sociali ed eventiali indiscussi paradigmi della futura società moderna. Parto da qualche dato per avere contezza di quella che è e sarà la popolazione mondiale. Secondo un recente rapporto  delle Nazioni Unite  “The World Population Prospects 2019: Highlights”, si stima che nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi, per arrivare, entro la fine del secolo, a quasi 11 miliardi di persone. Grandi numeri per un grande pianeta. La prospettiva macro del fenomeno natalità cosi considerata non è del tutto negativa ma, nell’analisi micro, quindi, una prospettiva definita e certamente più precisa, cambia la visione d’insieme del fenomeno. La maternità è  un atto intimamente legato  a un desiderio umano ma purtroppo, veicolato e ancor più vincolato a situazioni di vario genere. Spesso sono le istituzioni a decidere e a gestire le scelte intime individuali  come il se fare figli; innescando discorsi al limite di una scelta eticamente corretta, economicamente vantaggiosa, socialmente utile.Avere figli è un privilegio di chi guadagna un ottimo stipendio, di chi può permettersi una babysitter, o abbia dei genitori nel pieno delle facoltà mentali e fisiche che vivano nelle vicinanze e consentono di proseguire senza troppi problemi il proprio lavoro. La  prima cosa necessaria, a mio avviso, sarebbe quella di cambiare la mentalità di approccio alla maternità, da parte delle istituzioni agevolando la gestione della realtà familiare. E’ necessario prevedere progetti di conciliazioni, come ridisegnare il welfare, introdurre  assegni universali per i figli, detassare i prodotti per l’infanzia. Tutto ciò all’interno di una concezione nuova di famiglia in cui entrambi i genitori godano della stessa tutela previdenziale e abbiano pari diritti al lavoro Tra le iniziative da non trascurare nella costruzione del nuovo paradigma è lo smart-working . Il conflitto della parità di genere, purtroppo, intensifica il dibattito che tende a penalizzare il ruolo della Donna negandogli, purtroppo, di soddisfare e realizzare la più ambita aspirazione: la maternità. A causa dell’ormai, solamente dialettico, dualismo tra uomo/donna, secondo cui l’uomo debba essere il solo conduttore economico della famiglia.

*Dott.ssa Roberta Marra, laureata in Sociologia presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, con tesi di laurea in “ Diritto alla riservatezza e d’informazione: vizi e virtu’ della comunicazione giornalistica.Master di specializzazione in psicologia giuridica pedagogia con tesi dal titolo: “Lo stalking tra reato e patologia, ossessione e sentimento personalità e dinamiche socio relazionali”

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