SCIENZE – DNA E COVID-19, PROSEGUE LO STUDIO SULLO “SCUDO GENETICO”   

*PATRIZIA MAIORANO|Circa due mesi fa, un titolo giornalistico che parlava di “scudo genetico” raccontava di un lavoro scientifico appena pubblicato che anticipava, come ipotesi basata sull’osservazione di dati, che la diversa distribuzione dell’infezione da Sars-CoV-2 derivasse da una diversa espressione, su scala nazionale, di alcuni geni appartenenti al sistema immunitario. Qualche giorno fa è stato pubblicato un secondo lavoro che riporta nel dettaglio quegli stessi dati dopo averli incrociati ed analizzati. In effetti, confermando quella che era la prima ipotesi, sono stati scoperti due alleli dell’HLA (sistema antigenico dei leucociti umani), un insieme di geni altamente polimorfici che hanno un ruolo chiave nel modellare la risposta immunitaria antivirale, che correlano positivamente con i casi di Covid-19 registrati nelle diverse province del nostro Paese in periodo di piena pandemia”. Si chiamano HLA B44 e C01 e potrebbero aver favorito l’azione di Sars-Cov-2 in Lombardia e nelle altre zone travolte dalla pandemia.

Il lavoro nasce dalla collaborazione di un team multidisciplinare composto da: Antonio Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia, professore di Patologia all’università di Siena; Pierpaolo Correale e Rita Emilena Saladino, del Grand Metropolitan Hospital ‘Bianchi Melacrino Morelli’ di Reggio Calabria; Giovanni Baglio e Pierpaolo Sileri, del ministero della Salute italiano e dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano; Luciano Mutti, dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine; Francesca Pentimalli, dell’Istituto tumori di Napoli, Irccs Fondazione Pascale.

L’équipe ha condotto “uno studio geografico, di tipo ecologico”, per valutare la possibile associazione tra la prevalenza di determinati alleli HLA e l’incidenza di Covid-19 nelle 20 regioni italiane e nelle loro province. I dati relativi alle frequenze alleliche HLA e alla loro distribuzione nelle varie regioni, sono stati ottenuti dal database pubblicato dal Registro italiano donatori di midollo (Ibmdr), che include circa 500mila donatori volontari di cellule staminali emopoietiche provenienti da tutta la Penisola. Gli autori hanno selezionato gli alleli HLA che mostravano una diversa frequenza nelle varie regioni della Penisola, per valutare se fossero correlati all’infezione da coronavirus Sars-CoV-2. Hanno così identificato una serie di 7 alleli HLA di classe I che mostravano un’associazione positiva con i dati di incidenza Covid-19 forniti dalla Protezione civile, e 3 alleli HLA di classe I che mostravano un’associazione negativa.

Gli scienziati hanno poi proceduto a quella che in gergo tecnico si definisce “analisi di regressione multivariabile per esaminare gli alleli HLA indipendentemente l’uno dall’altro, così da escludere un eventuale effetto confondente reciproco, e includendo anche le regioni nel modello come possibili fattori confondenti. Questo esame ha dunque mostrato che tra i 10 alleli, solo gli alleli HLA B44 e C01 mantenevano un’associazione positiva e indipendente con l’incidenza di Covid-19, suggerendo che queste varianti potrebbero essere permissive all’infezione virale. La “prova del 9” è stata trovata in Emilia Romagna e nelle Marche, aree che hanno mostrato notevoli differenze intraregionali dei tassi d’infezione, inspiegabili all’interno delle province. Qui, la prevalenza dell’allele B44 sembra quasi esattamente predire l’incidenza di Covid-19. Saranno necessari, poi, studi caso-controllo per confermare questi risultati in casistiche di pazienti Covid-19. L’identificazione di alleli HLA permissivi o protettivi nei confronti dell’infezione da coronavirus potrebbe fornire informazioni preziose per la gestione clinica dei pazienti, oltre a definire priorità nelle future campagne di vaccinazione in un modo facile ed economico. (Lo sfondo della foto è tratto da “Il Torinese”.Nel fotino la dr.ssa. Patrizia Maiorano.

* Dott.ssa Patrizia Maiorano, Laureata in Medicina e Chirurgia alla Seconda università degli studi di Napoli, specializzata in Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università degli studi “Federico II” di Napoli. Dottorato di ricerca in corso presso l’Università di Siena. Si occupa di riabilitazione neurologica, ortopedica e sportiva, di recupero e prevenzione degli infortuni, e di problematiche posturali. Si interessa di studi di epigenetica nell’ambito delle malattie oncologiche e delle prestazioni sportive.

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