REGIONALI 2020- DE GIROLAMO (ITALIA VIVA) SUL PATRIMONIO ARTISTICO:” C’E’ BISOGNO DI UNA GESTIONE INNOVATIVA ANCHE ATTRAVERSO UNA RETE DI IMPRESE”

Riportiamo di seguito le riflessioni della Prof.ssa Bernarda De Girolamo, Dirigente scolastico del Liceo G. Galilei di Piedimonte Matese e candidata alle prossime elezioni regionali per la circoscrizione Caserta, sulla rivalutazione del patrimonio artistico-culturale della provincia di Caserta attraverso una gestione più efficace ed innovativa.

 

C.S. “La modernità disorienta l’individuo, […] provoca ricorrenti fratture nella memoria sociale, implicando al contempo un forte richiamo alla responsabilità del singolo nei confronti del passato Storico a livello individuale, nazionale, complessivo”. Così sosteneva Baudelaire nel 1860. Pensiero quanto mai attuale nell’era della globalizzazione che stiamo vivendo.

La nostra Provincia è stata luogo di insediamenti antichissimi e testimonianza di un passato prestigiosissimo. L’obiettivo è stimolare nei giovani la consapevolezza di appartenere ad un territorio ricchissimo culturalmente, risorsa eccezionale di sviluppo economico in chiave ecosostenibile, ma che illegalità e azioni politiche disattente, non hanno consentito di sfruttare. Ancora una volta chiamati in causa i giovani come facilitatori della crescita del territorio, gli unici che ora possono comprendere il valore elevato del “capitale” della memoria capace di farci sopravvivere alla omologazione risultato della globalizzazione nei termini sopra citati.

L’idea è di ridare vigore principalmente al “capitale” archeologico diffuso capillarmente sul territorio provinciale che se ben valorizzato avrà ricadute positive anche sull’ambiente, contrastando il degrado a più livelli e creando sinergie economiche di rilievo. Pensiamo ad esempio all’antica Cales, città aurunca situata dove oggi è la città di Calvi Risorta, straordinario luogo di memorie archeologiche, strategica dimora di artisti, poeti e personaggi storici in epoca romana. Una testimonianza unica in Terra di Lavoro, abbandonata a sé stessa, ma che potrebbe diventare la Pompei della provincia di Caserta. E pensiamo ad anfiteatri, teatri, ville antichissime che da Santa Maria C. V., passando nell’entroterra per Alife e Pietravairano, si trovano diffusi sulla rotta dell’Appia fino a Teano, Sessa, Mondragone.

Va da sé che non basta un’azione di divulgazione e comunicazione, seppure fatta ad alti livelli. C’è bisogno di fare sistema con una rete di imprese che agiscano per un progetto comune di sviluppo. Pubblico e privato, terzo settore in primis, associazioni culturali o di volontariato, ognuno dal suo punto potenziale di sviluppo deve cooperare per concretizzare l’art. 112 del Codice dei beni culturali che regolamenta la valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica. A tutto questo si aggiunge la necessità di creazione di un sistema di logistica e comunicazione che presenti i siti in modo sinergico e li renda fruibili in modo integrato, la realizzazione di infrastrutture per diversificare la destinazione d’uso e massimizzare la fruibilità dei siti. Non meno importante, dopo l’esperienza che il lockdown ci ha fatto fare, è lo sfruttamento delle opportunità fornite dalle ICT per una gestione più efficace e soprattutto innovativa del patrimonio culturale. È chiaro, dunque, che il rilancio delle aree archeologiche, di cui poco o per nulla si sente dire come possibile ragione di decollo di un intero territorio, si basa sull’impiego di una varietà di competenze, da quelle più tradizionali a quelle più tecniche e innovative, che consentirebbe alla nuova generazione opportunamente “educata” di evitare di scappare via dalla propria terra, ma di investire in essa.

 

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