L’ULTIMA SPERANZA PER  LA LOTTA AL COVID E PER IL LIBERI TUTTI

*Giulio Liberatore| Siamo ormai arrivati al punto di non ritorno… Alcune regioni sono in grande affanno ma, soprattutto, in alcune grandi aree metropolitane in particolare Milano e Napoli, non siamo più nelle condizioni di continuare con i tracciamenti, in buona sostanza i clusters son tanti e non è più possibile tracciare i contagi…Troppo facile parlare di allarmi inascoltati e di segnali non raccolti. Il virus andava anticipato e non rincorso. Per mesi si sono esercitati in improbabili dissertazioni nugoli di virologi del web, orfani del campionato di calcio e della nazionale. Ai tempi del mio liceo, la disputa era fra apocalittici ed integrati…ora la disputa è stata fra catastrofisti e negazionisti. Non volendo schierarci con nessuna delle due fazioni, cercheremo di portare un modesto contributo alla comprensione del fenomeno, continuando nel taglio divulgativo, non scevro, però, da solide basi scientifiche. E ci occuperemo di quella che è stata considerata come l’ultima frontiera nella lotta alla pandemia: la possibilità di poter disporre di un vaccino per la prevenzione della pandemia da coronavirus…

Cominciamo col dire che, in questo articolo, volutamente non parleremo dei vaccini in preparazione in Cina ed in Russia. Non abbiamo certezza di fonti scientifiche perché, in entrambi i paesi, non si è adusi a rispettare le norme di trasparenza che comunemente si usano nelle comunità scientifiche internazionali…del resto, se le autorità cinesi hanno nascosto per due anni la infezione da SARS Covid 1 e hanno dato con colpevole ritardo le informazioni sulla infezione da SARS Covid 2, qualcuno ci dovrebbe spiegare come potremmo prenderci per buone la notizie sul vaccino cinese prodotto, peraltro, da una società il cui principale azionista è l’esercito cinese. Per ciò che riguarda lo Sputnik russo, il vaccino così denominato da Putin, siamo in attesa della reale ricaduta attuale sulla pandemia in Russia che, stando ai numeri diramati, non sembra essere meno aggressiva che altrove…

Soffermiamoci, perciò, su quanto sta accadendo nelle realtà occidentali, dove si è nelle condizioni di valutare meglio lo stato dell’arte.

Cominciamo col dire che, in particolare, i ricercatori stanno lavorando su 3 tipologie di vaccini : vaccino a RNA, vaccino a DNA, vaccino proteico. La CEPI (organizzazione internazionale che promuove lo sviluppo e lo stoccaggio di vaccini contro nuove epidemie) sta coordinando i numerosi progetti per la preparazione di vaccini contro il virus SARS-Cov-2. Ora, senza voler addentrarci nello specifico di tali vaccini e sulle notizie diffuse in giro da vari organi di stampa (ieri si era diffusa la voce sulla morte di uno dei volontari cui era stato inoculato il vaccino, voce poi ridimensionata perché si trattava di un volontario cui non era stato somministrato il vaccino contro il Covid),nonostante la forte pressione esercitata dal correre della pandemia e la speranza che riponiamo tutti nella ricerca scientifica, la creazione e la messa in commercio di un vaccino deve essere necessariamente preceduta da studi rigorosi per valutare, senza dubbi, l’efficacia e la sicurezza. In buona sostanza, lo sviluppo di un nuovo vaccino è un processo piuttosto lungo, che normalmente richiede anni e poderosi investimenti di risorse scientifiche ed economiche. Considerata le fretta che impone l’emergenza attuale ed il fatto che si tratta di una emergenza planetaria, si sta lavorando per accelerare i tempi, ma bisogna assicurare la capacità di produzione ed anche la ripartizione globale, per garantire una equa distribuzione in ogni parte del pianeta.

Considerato ciò, quindi, pur con l’incessante lavoro di team di esperti di tutto il mondo per aumentare la velocità dei processi per trovare un candidato vaccino efficace, i tempi annunciati dal presidente degli USA e dal nostro stesso presidente del Consiglio, che hanno parlato della possibilità di utilizzo del vaccino prima della fine dell’anno, appaiono ancora tutti da verificare…

In definitiva, ci sarebbero circa 6 vaccini giunti alla fase 3 e si sta incessantemente lavorando per fare in modo di averne quanto prima almeno un paio da poterne assicurare una adeguata produzione ed una equa distribuzione. A tal proposito, la OMS ha riunito leaders mondiali e partners sanitari, compresi quelli del settore privato, per una iniziativa mirata ad accelerare i processi di sviluppo e produzione del nuovo vaccino anti Covid 19 che abbia i requisiti che abbiamo ora accennato. Quanto tempo richiederà questo sforzo mondiale è quello che tutti ci chiediamo e quello di cui nessuno ha la certezza assoluta… Se proprio devo esprimere un mio parere o una mia previsione, che potrebbe essere smentita dai fatti che accadranno in futuro, io ritengo che potremmo avere la disponibilità di questo benedetto vaccino nei primi sei mesi del prossimo anno, salvo poi farne un buon uso…

Cosa fare nell’attesa è la domanda prevalente e potrebbe essere l’oggetto di un prossimo articolo.

Di certo, dobbiamo tenere alta l’attenzione e rispettare le misure per la prevenzione del contagio, che sono quelle che tutti ci ricordano e che anche noi abbiamo tante volte ricordato. Consoliamoci con il ricordare che adesso la comunità scientifica è più preparata alla emergenza e che ci sono anche delle nuove possibilità di terapia, con nuove classi di farmaci, anche se, in buona sostanza, continuano ad essere sempre le stesse le classi di farmaci più utilizzate, e cioè: gli antivirali, gli inibitori della infiammazione, gli anticorpi terapeutici e, naturalmente, le terapie di supporto e cioè l’ossigeno, la ventilazione non invasiva e la ventilazione meccanica…ma questo è tutto un altro capitolo, sul quale contiamo di ritornare.

*Giulio Liberatore, Primario emerito Direttore Sanitario Aziendale Asl Caserta A. O. Caserta.

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