SOCIOLOGIA – I SOCIAL SONO IL PALCOSCENICO DELL’APPARIRE. UNA LETTRICE SI INTERROGA

Gentile Dott.ssa la sociologia, l’utilizzo dei social per scrivere di se e dei propri stati d’animo, come lo interpreta ? Grazie

Daria ’95

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Gentile Daria,

*ROBERTA MARRA| In riferimento ad una  tematica moderna quanto Lei, a cui appartiene e l’ ha portata a considerare certe pratiche come normali, mi permetta di manifestarLe il mio stupore positivo nel leggerla.Partiamo col dire che l’ epoca moderna si rappresenta in un mondo che ha liquefatto gran parte delle azioni, canalizzandole e privandole della loro importanza. Per alcuni è una conquista; o è una delle tante interpretazioni che si potrebbe dare a quella ” Libertà” che nel mondo antico e parte di quello contemporaneo  era frenata dall’ orgoglio, dal pudore, dalla riservatezza al limite dell’amor proprio; quell’educazione rigida e talvolta arida di emozioni ? Forse si è passati da un eccesso all’altro! L’ analisi di questo fenomeno coinvolge la sociologia quanto la psicologia, infatti, secondo quest’ultima vi è una stretta correlazione tra ” Social network e Interazioni emotive “.Un dettaglio non trascurabile in questa analisi è stato la  trasformazione dell’utilizzo e la considerazione che si è data a questi mezzi nel tempo. Nascono come mezzi di comunicazione di massa, per una diffusione tempestiva dell’informazione, per accorciare le distanze, ritrovare conoscenti dopo anni e si è finiti per trasformarli in diari segreti senza lucchetto. Abbandonando così, i freni delle epoche lontane di cui sopra. Mi sento di considerare il social come il defibrillatore emotivo del mondo moderno, rianima umori storditi da vicissitudini e riempie i vuoti dalla solitudine, talvolta.

Pertanto la sociologia nell’analisi dell’utilizzo e della diffusione del fenomeno social, con il fondamentale supporto di studi psicologici afferma; ché la scrittura è molto importante e può essere un aiuto enorme per guarire da noi stessi, si è riconosciuto nella scrittura un vero e proprio potere terapeutico; aiuta a comunicare in modo chiaro, a descrivere emozioni, condividere esperienze e a rapportarci agli altri; aiuta a tirare fuori i pensieri dalla testa, a dare loro una forma. C’è pertanto un legame molto forte tra la scrittura e lo sviluppo dell’intelligenza emotiva. Ma la discrezionalità, la cosiddetta privacy emotiva è sempre bene preservarla. Riscoprire la fiducia nell’altro sarebbe la vera conquista, lo storico ” migliore amico”. Sui social si chiamano “amici” ma è la prima dicitura banalizzatrice, perché non è altro che una forma di individualismo nascosta tra mille distrazioni che il format propone. In realtà sono account, sono password, quindi dei codici; mille immagini nelle quali si ripone la speranza della comprensione tramite un like, che non sempre arriva .Cara Daria, ricorda che la comunicazione è un processo circolare sensoriale, dove la percezione dell’essere è tangibile anche da uno sguardo; credete in voi stessi, le fragilità emotive non hanno bisogno di consensi, ma di essere esternate adeguatamente. Oggi come oggi, il social è solo un palcoscenico dell’apparire . Che bello sarebbe se si ritornasse all’utilizzo diffuso, della carta e della penna!

  *Dott.ssa Roberta Marra, laureata in Sociologia presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, con tesi di laurea in “ Diritto alla riservatezza e d’informazione: vizi e virtu’ della comunicazione giornalistica.  Master di specializzazione in psicologia giuridica pedagogia con tesi dal titolo: “Lo stalking tra reato e patologia, ossessione e sentimento personalità e dinamiche socio relazionali”.

 

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