L’AUDIO DI QUEI 90 SECONDI|TERREMOTO IN IRPINIA 40 ANNI DOPO: 2.735 MORTI. IL RICORDO DI MATTARELLA

Il terremoto in irpinia 40 anni fa.  Alle 19:34:53 di una domenica insolitamente calda la terra tremò per 90 secondi, con ipocentro a 15 chilometri di profondità; la magnitudo registrata dai sismografi era di 6,9, e l’onda si propagò in un’area che si estendeva per 17mila chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture. Tre ‘sub eventi’ nell’arco di meno un di un minuto, dirà poi la ricerca scientifica, ruppero in successione tre segmenti di faglia adiacenti. Le vittime di quella notte di scosse e paura furono 2.735, e i feriti 8.848. Un bilancio cui vanno aggiunti circa 394mila sfollati. Non esisteva all’epoca un unico centro di raccolta ed elaborazione dati neppure all’Ingv, ma solo una galassia di osservatori e stazioni Ingv, cui aggiungere i centri degli atenei,  per cui non si riuscirono da subito a fornire notizie precise e tempestive.Il rumore dell’inferno, l’inferno vero, l’ha registrato quarant’anni fa per caso una piccola radio di provincia. Il 23 novembre del 1980 Alfa 102, storica stazione irpina, alle ore 19.34 trasmetteva una tarantella, allegra come quella stranissima domenica. Poi le note folk all’improvviso vennero divorate dal sottosuolo. L’effetto che fa non si può descrivere, ma qualcuno l’ha conservato e messo in rete. Non aggiungiamo altro. (AUDIO MCIRILLO)

LA DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

 «Sono trascorsi quarant’anni dall’immane tragedia provocata dal terremoto che devastò l’Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia.
Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici.
Tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi.
Il numero dei senzatetto si contò in centinaia di migliaia: sofferenze, disperazione, sacrifici che si sono prolungati per anni nel percorso di ricostruzione.
Nella ricorrenza del più catastrofico evento della storia repubblicana desidero anzitutto ricordare le vittime, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza.
Anche il senso di comunità che consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza, e quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole, appartiene alla nostra memoria civile.
Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire.
La Repubblica venne scossa da quel terremoto che aveva colpito aree interne e in parte isolate del nostro Paese ma tutto il Paese seppe unirsi e, come è accaduto in altri momenti difficili, l’impegno comune divenne la leva più forte per superare gli ostacoli.
Le istituzioni democratiche trassero lezione dalle fragilità emerse: dopo quel 23 novembre 1980 nacque la Protezione civile italiana, divenuta nel tempo struttura preziosa in un Paese così esposto al rischio sismico e vanto per professionalità e capacità organizzative.
Oggi città allora colpite, e paesi allora distrutti, hanno ripreso vita. L’opera di ricostruzione ha mobilitato energie, in un percorso non privo di problemi e contraddizioni, con insediamenti divenuti parte di una rete economica e sociale di rilevante importanza per il Mezzogiorno e l’intero Paese. Permangono irrisolte antiche questioni, come il deficit occupazionale e l’emigrazione, le insuperate sofferenze delle aree interne. Lo sviluppo sostenibile, sfida accentuata dalla attuale crisi sanitaria, quarant’anni dopo il sisma, richiama la necessità di un analogo impegno comune che sappia utilizzare in maniera adeguata risorse finanziarie e progettuali destinate alla ripartenza dopo la pandemia».

Roma, 23/11/2020

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