I MEDICI SCRIVONO AL GOVERNATORE:” RIAPRIAMO ALLE ATTIVITA’ SOSPESE PER IL COVID”

Le organizzazioni sindacali dei medici chiedono ai vertici regionale della Campania di riprendere  le attività ordinarie sospese dalla Regione lo scorso 17 ottobre a causa della pandemia, dovuta all’alto numero di contagi che  si registrano ancora oggi. Molti sono però i medici che hanno possibilità di poter riprendere le attività al fine di venire incontro ai pazienti con altre patologie non covid. Una richiesta legittima e ammirevole sotto l’aspetto etico e professionale. Nessuno avrebbe interessi, specialmente nel pubblico,  a chiedere alla regione  di voler lavorare. Nel documento che le organizzazioni sindacali hanno prodotto e che vi riportiamo integralmente tutti i particolari.

 

LA LETTERA

ANAAO ASSOMED – AAROI EMAC – CIMO – CGIL FP Medici e Dirigenti Sanitari –

FEDERAZIONE CISL MEDICI – UIL FPL MEDICI – FVM – FASSID – FESMED –

ANPO ASCOTI FIALS MEDICI

On. Le Vincenzo De Luca Presidente della Giunta Regionale della Campania, Ai Signori Direttori Generali AASSLL –  AAOO – AAOOUU –  IRCCS

Regione Campania, Avv. Antonio Postiglione Direttore Generale per la Tutela della Salute, e il Coordinamento del SSR Regione Campania

 

Spett.le Unità di Crisi Regionale ex decreto PGRC n. 51 del 20.03.2020

 All’att enzione  del  C oordi natore dr.  It alo  G IUL IV O

e p.c.                    Ai Signori Prefetti delle Provincie Campane

a mezzo PEC

Napoli, 30 novembre 2020

Oggetto: Ripristino attività istituzionali ordinarie

Le sottoscritte OO.SS.,

premesso che:

1 con nota UC/2763 del 17 ottobre c.a. indirizzata alle AA.SS.LL.- AA.OO.-AA.OO.U ed IRCCS Pascale l’Unità di Crisi Regionale ha stabilito, “fino a nuova disposizione, 1) la sospensione dei ricoveri programmati nelle Strutture Ospedaliere Pubbliche, consentendo solo quelli con carattere di urgenza “non differibili” o per pazienti oncologici 2) la sospensione delle attività ambulatoriali per le prestazioni che non siano urgenti o di dialisi, radioterapia e oncologiche-chemioterapiche 3) che le suddette sospensioni riguardano sia le attività istituzionali che in intramoenia,

  1. con nota UC/2794 del 25 ottobre c.a. indirizzata alle AA. LL, l’Unità di Crisi Regionale ha disposto di notificare alle Case di Cura Private Accreditate e gli Ospedali Classificati insistenti sul territorio di competenza la disposizione di analoga sospensione, “fino a nuova disposizione”,
  2. con nota di precisazioni UC/2878 del 10 novembre c.a. indirizzata alle AA.SS.LL.- AA.OO. e AA.OO.UU., ma non ’IRCCS Pascale, l’Unità di Crisi Regionale ha ribadito che la limitazione dell’attività programmata, sia istituzionale che in libera professione, nelle strutture pubbliche e private

 

accreditate, assume la finalità di cui all’art. 5-sexies del D.L. 18/2020, richiamato nelle note. Nella stessa nota:

  1. ha aggiunto che la sospensione dell’attività ambulatoriale è finalizzata a “limitare il carico di persone presenti”;
  2. ha precisato che non riguarda le attività urgenti, onco-ematologiche, chemioterapiche, di dialisi e radioterapia;
  3. ha specificato che “non sono sospese le attività di specialistica ambulatoriale erogate dalle ASL presso le proprie strutture distrettuali, che sono mantenute adottando, comunque, le misure organizzative di frazionamento delle sedute e di utilizzo delle aree di attesa e di limitazione dell’accesso dei soggetti sintomatici”;
  4. ha precisato che “l’attività libera professionale in regime intramoenia è sospesa in tutti gli asset assistenziali, senza alcuna eccezione”,
  1. l’A 5 sexies comma 1 del D.L. n.18 del 17 marzo 2020, citato e/o riportato come base normativa nelle tre precedenti note, dispone, per la precisione, che “Al fine di impiegare il personale sanitario delle strutture pubbliche o private prioritariamente nella gestione dell’emergenza, si possono rimodulare o sospendere le attività di ricovero e ambulatoriali differibili e non urgenti, ivi incluse quelle erogate in regime di libera professione intramuraria”,
  2. il Decreto Agosto 2020 all’a29 si pone il problema della necessità di corrispondere tempestivamente alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero che non erano state erogate nel periodo della prima ondata e di ridurre le liste di attesa, pertanto:
    1. al fine di procedere al recupero dei ricoveri ospedalieri, tra l’altro, finanzia un maggior ricorso alle prestazioni aggiuntive incrementandone anche la tariffa oraria, con esclusione dei servizi di guardia, da 60 euro a 80 euro lordi omnicomprensivi, al netto degli oneri riflessi a carico dell’Amministrazione, e dispone di incrementare il reclutamento del personale, attraverso tutte le modalità messe a disposizione
    2. dispone analogo ricorso alle prestazioni aggiuntive a tariffa rafforzata per il recupero delle prestazioni ambulatoriali e di screening, incrementando anche temporaneamente, in parziale alternativa a quanto sopra, il monte ore dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna e la possibilità di ricorso agli specializzandi,
  3. il documento dell’ 11 agosto del Ministero della salute “Elementi di preparazione e risposta a COVID- 19 nella stagione autunno-invernale”, disponeva di individuare e formare, sia professionalmente che per la sicurezza, per tempo il personale da utilizzare nell’emergenza COVID, predisponendo “un piano per la ridistribuzione di personale sanitario, altrimenti impiegato per altri tipi di assistenza”, e indicava la necessità di mettere in atto prioritariamente tutte le procedure possibili di incremento degli orga

 

Considerato che

 

  1. la norma emergenziale del citato a5 sexies, posta alla base delle note dell’Unità di Crisi Regionale:

 

  1. non stabilisce un obbligo ma solo una possibilità di sospendere determinate attività assistenziali (in regime istituzionale o in libera professione), solo qualora non si possa semplicemente rimodularle,
  2. subordina le necessità di chiusura o rimodulazione alla necessità eventuale (e nella misura in cui è necessario – ndr), di dover impiegare il personale sanitario delle strutture pubbliche o private prioritariamente nella gestione dell’emergenza in corso,
  1. risulta chiaro pertanto che l’unità di crisi regionale è andata ben oltre la norma emergenziale sospendendo senza distinzioni tutte le attività di cui sopra, a prescindere ed indipendentemente dalla finalità di dover impiegare il relativo personale delle strutture pubbliche e private prioritariamente” (ma non esclusivamente o completamente!) nella gestione dell’emergenza,
  2. fermo restando il diritto della Regione ad emanare disposizioni più restrittive, qualora ritenga che il proprio sistema assistenziale non sia in grado di far fronte alla emergenza pandemica senza di esse, queste ulteriori restrizioni devono essere adeguatamente e specificamente motivate, anche in considerazione del fatto che con le stesse si interrompe un servizio a tutela della salute e che la programmazione di unità operative e posti letto avviene sulla base di dichiarati fabbisogni assistenziali, che non possono essere compressi sine die e senza specifica adeguata motivazione,
  3. nella succitata nota del 10 novembre, l’Unità di crisi introduce, inoltre, a giustificazione dell’ampia chiusura, una motivazione non presente nel L. 18/2020 e specificamente quella di effettuarla “al fine di limitare il carico di persone presenti”, senza nessuna riserva se il problema individuato sia effettivamente ed ovunque esistente o se sia altrimenti risolvibile,
  4. tutti i DPCM dell’autunno in corso sono improntati, pur in presenza di una chiara seconda ondata epidemica, a non riproporre le stesse chiusure rigorose delle attività adottate nella prima ondata, ma a salvaguardare il più possibile attività, anche di valore sociale inferiori a quelle sanitarie, secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, mentre, al contrario, le misure adottate dalla regione ripropongono lo stesso cliché del mese di marzo, ed in modo più rigoroso di quanto previsto dalle stesse norme dell’epoca (vedi citato ar 5 sexies), con conseguente notevole vulnus assistenziale. Si tenga presente che dopo la rigorosa sospensione delle attività di marzo-aprile (cui il decreto Agosto cerca di porre rimedio) e dopo una difficile stagione estiva, che ha ridotto le stesse attività al minimo per carenza di personale, la salute della popolazione non è in grado di sostenere, senza gravi danni e conseguenze, un’ulteriore restrizione analoga e “sine die”, probabilmente per tutto il periodo di autunno-inverno, potendo arrivare addirittura di fatto ad oltre un anno complessivo di sospensione,
  5. questi tagli assistenziali e questo caotico ed improvvisato distoglimento del personale dai compiti istituzionali ordinari, effettuati con urgenza linearmente ed indiscriminatamente, scaturisce da un’impreparazione del sistema a far fronte all’emergenza, per insufficienza sia del tracciamento sia

 

dell’assistenza territoriale e per inadempienze rispetto a quanto disposto dalle norme citate circa i piani di reclutamento, incentivazione e ridistribuzione del personale al fine di salvaguardare il più possibile le attività istituzionali ed ordinarie e contenere le ricadute negative sulle liste di attesa, in linea con la legislazione emergenziale di questo autunno di salvaguardare il più possibile anche attività socialmente meno rilevanti di quelle a tutela della salute,

  1. in pratica, la strategia sanitaria che emerge dalle disposizioni emergenziali si basa principalmente su:

 

  1. rafforzamento della pianta organica tramite nuove assunzioni e nuovi contratti di collaborazione

 

  1. ampio utilizzo dei sistemi incentivanti

 

  1. utilizzo, se necessario, in via emergenziale del personale altrimenti impiegato, previa programmazione e formazione, nella misura e tempi effettivamente necessari, dopo aver messo in atto ogni opportuna misura organizzativa anche di rimodulazione per scongiurare le sospensioni
  2. la massima salvaguardia possibile delle attività istituzionali ambulatoriali e di ricovero ed in elezione, anche al fine di contenere le liste di attesa e recuperare gli effetti del lockdown della prima fase, il tutto con il criterio della ragionevolezza, sostenibilità e proporzionalità,
  1. nell’ottica, pertanto, di salvaguardare il più possibile le attività di ordinarie, mantenendosi nei limiti delle esigenze e disposizioni di cui al D. n.18/2020, salvo diversa comprovata esigenza adeguatamente motivata, risulta irrazionale ed iniqua la sospensione di ogni forma di attività ordinaria sia istituzionale sia in intramoenia, quest’ultima nonostante sia per sua natura aggiuntiva all’impegno istituzionale, si svolga con trasparenti modalità di prenotazione ed appuntamento su apposite piattaforme informatiche, offra all’utenza un’alternativa al ricorso al privato rappresentandone un diritto di scelta ed una continuità di rapporto assistenziale con chi eventualmente già l’ha seguita, evidentemente con soddisfazione. Addirittura l’ALPI è stata sospesa, con atto improprio del Direttore Generale al Pascale, malgrado siano salvaguardate tutte le attività istituzionali dell’Istituto e lo stesso non sia destinatario della nota 2878 del 10/11 che sospende l’ALPI in tutti gli asset assistenziali,
  2. in queste condizioni, finora esposte, vanno in grande sofferenza gli utenti che necessitano di essere seguiti da specialisti operanti nelle strutture ospedaliere, in connessione con attività specialistiche altamente qualificate che istituzionalmente erogano, e si creano situazioni di iniquità tra strutture pubbliche e private, e tra operatori,
  3. la complessa conciliabilità del termine “non differibile”, per sua natura tempo dipendente, con misure sine die, nonché la mancanza di chiare misure organizzative e connesse misure di controllo, stanno spingendo sempre più l’utenza a ricorrere al privato puro, con iniqua tassazione occulta e rischio di evasione fiscale, ovvero a strutture a gestione meno rigorosa, con una iniqua penalizzazione e ogni rischio connesso,
  4. per quanto riguarda il personale si assiste ad una gestione iniqua, irrazionale e non trasparente, con utilizzo improprio ed illegittimo in funzioni non di propria competenza e/o sottoutilizzo nelle proprie

 

competenze specialistiche, violando elementari diritti contrattuali con incremento del rischio e disagio lavorativo sia in termini di sicurezza che professionale.

 

Per quanto sopra le sottoscritte OOSS chiedono:

 

  1. Il ripristino di tutte le attività istituzionali, anche opportunamente modulate, in modo da non esporre la popolazione ad una compromissione del bene sal
  2. Il conseguenziale ripristino anche dell’esercizio della libera professione, a tutela del diritto dell’utenza ad usufruirne, nel rispetto delle norme di sicurezza, prevedendo la eventualità di utilizzare strutture esterne alle Aziende “Pubbliche e/o Private” con una modulazione delle attività in sicurezza eventualmente favorendo in questo periodo, per evitare eventuali sovraffollamenti, quella con modalità allargata.
  3. Che le eventuali sospensioni delle attività ordinarie, ambulatoriali o di ricovero, non siano effettuate con taglio lineare indiscriminato, ma siano modulate, solo se e dove veramente necessarie, modulate e commisurate alle effettive e documentate esigenze di cui alle norme citate ed alle effettive necessità di sicurezza, invitando le aziende a ripristinarle nella massima misura possibile, anche prevedendo rimodulazioni organizzative, un maggior utilizzo temporale degli spazi presso i distretti, ed un maggior ricorso alle procedure di reclutamento ed alle prestazioni aggiuntive o altre misure organizzative come da decreto Agosto.
  4. Che la eventuale necessità di intervenire limitando la libera professione sia valutata, secondo le condizioni locali, dalle apposite commissioni, rimuovendo il veto indiscriminato all’esercizio della libera professione, a tutela del diritto dell’utenza ad usufruirne, nel rispetto delle norme di sicurezza e delle effettive necessità di cui alle norme citat
  5. Che vengano richiamate le aziende al rispetto delle norme contrattuali e sulla trasparenza nelle misure sul personale, poiché le uniche deroghe al contratto di lavoro sono quelle stabilite dal L. 18/2020 e dal decreto agosto, cioè:
    • la possibilità di superamento del limite dell’orario di lavoro (purché nell’ambito di accordi quadro sindacali!),
    • l’incremento del ricorso alle prestazioni aggiuntive con relativa rivalutazione economica,

 

  • il temporaneo incremento di fondi contrattua

 

  1. Che le misure sul personale siano, pertanto, rigorosamente rispettose

 

  • del contratto di lavoro

 

  • delle esigenze di contenimento del rischio clinico

 

  • della necessità di adeguata tutela assicurativa

 

  • dell’appropriatezza di utilizzo per quanto riguarda disciplina e competenza professionale, garantendo l’eventuale bisogno di formazione professionale
  • delle norme di sicurezza

 

  1. Che siano garantiti a tutti gli operatori i DPI adeguati, con relativa formazione nel loro utilizzo

 

  1. Che ci sia con urgenza un’audizione delle OOSS della dirigenza presso la Unità di Crisi Regionale su tutte le problematiche sopra esposte

Sollecitano

Il Presidente della Regione Campania, i Signori Prefetti delle Provincie, il Direttore Generale per la tutela della salute della regione, ciascuno per quanto di propria competenza, a sorvegliare sulla legittimità degli atti che vengono assunti da organismi che sono diretta emanazione dell’amministrazione regionale e sulla adozione di corretti indirizzi operativi in materia di sanità pubblica da parte di organismi istituzionali.

Fanno presente

A tutti i soggetti in indirizzo che l’adozione o l’applicazione di atti illegittimi ovvero il non impedire la loro adozione o applicazione, avendone il dovere giuridico di farlo, coinvolge la responsabilità personale e diretta delle persone fisiche che hanno adottato o applicato quegli atti ovvero non impedito la loro adozione o applicazione.

Le Segreterie Regionali ANAAO ASSOMED AAROI EMAC

CIMO CGIL FP Medici e Dirigenti Sanitari FEDERAZIONE CISL MEDICI

UIL FPL MEDICI FVM FASSID FESMED ANPO ASCOTI FIALS MEDICI

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