COVID, RICORDATI CHE DEVI MORIRE

Francesco Fossa|Sembra che in questo paese sia in atto una corsa sadica a bloccare ogni attivita’ alternativa a quelle che il covid e il governo hanno già sospeso. Gli esempi sono innumerevoli. Dall’economia allo svago, che poi il più delle volte sono facce della stessa medaglia. Ad esempio lo stop ad oltranza degli impianti di risalita (dubito riapriranno a breve o almeno finché dura la neve…): rifletti che effettivamente a stare addossati in sei in una ovovia o in 50 in funivia, igienico non è. E capisci che aprire a numero chiuso avrebbe dei costi esagerati. Ma perché se gli amanti dello sci puntano sull’alpinismo ovvero sullo sci alpinismo, immediatamente si prova a limitarne la diffusione con lacci e lacciuoli?

Tutto quello che ai normatori in carica appare nel riquadrino dello “svago” viene immediatamente mortificato. Siamo precipitati nel dirupo del “ricordati che devi morire”. Ma dal monito si è direttamente passati alla somministrazione di una lenta agonia. È colpa del covid? No. È responsabilità di chi ragiona per dogmi, opportunità politiche e con cifre interpretate alla bisogna. Poco fa un imprenditore del ramo ristorazione intervistato è stato chiaro: meglio chiudere tutto per 2 mesi che andare avanti con questo singhiozzo e queste limitazioni. Me lo ha dimostrato conti alla mano, mentre l’eco dell’ultima – incomprensibile – restrizione del Torquemada Speranza auspicava lo stop dell’asporto dai bar dop le 18. Pub e birrerie che lavorano dalle 18 in poi sono in gran parte già falliti o stanno per diventarlo. Sono centinaia solo a Roma le attività commerciali del ristoro che sono finite in vendita negli annunci pubblici negli ultimi mesi. Assai di più quelle che presto allungheranno la lista. Con il risultato che da un investimento da 200, 300mila euro fatto 3 anni fa, forse si riuscirà a recuperare il 30, 40%. Se va bene. Chi ha capitali oggi sono soprattutto le mafie. Faranno ulteriormente man bassa senza neppure alzare la voce. Ma ai Torquemada del covid queste letture non piacciono. La tragedia che stiamo vivendo è gestita con l’occhio sul microscopio, senza avere un fondamentale sguardo d’insieme. Nelle orecchie una sola litania: “ricordati che devi morire”…

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