COVID, SENSO DI RESPONSABILITA’ DOVE SEI FINITO?

Antonella Giardullo|E’ passato un anno da quando il Premier Giuseppe Conte emanò il decreto “       Io resto a casa ”. l’italia entrò in lockdown e per giorni tra canti, entusiasmi e .. sacrifici rimanemmo in casa chiusi e speranzosi. Oggi la penisola si colora di strisce non del tricolore, ma di giallo, arancione, arancione forzato, rosso per arginare la pandemia che inesorabilmente galoppa a ritmi serrati. Ci chiediamo cosa è cambiato? Perché la gente continua a muoversi, anche in zona rossa incurante dei divieti e delle restrizioni? Di chi è la colpa? E’ dello Stato che ha lasciato aperto attività che forniscono beni necessari alla nostra sopravvivenza o dei cittadini che non curanti delle limitazioni continuano a girare indisturbati? Le forze dell’ordine, chiamate in causa per il controllo, non possono fare altro che prendere atto delle autorizzazioni dei cittadini che girano per la città: chi va a fare la spesa, chi si rinnova il guardaroba intimo, chi porta il cane 100 volte a fare i bisogni , insomma basta che si esce e non si rimane a casa. Eppure ognuno di noi dovrebbe fare appello al senso di responsabilità e pensare seriamente che tante cose si potrebbero pure evitare, perché non indispensabili. Ognuno di noi dovrebbe pensare che quanto più siamo collaborativi a vaccinarci, a restare a casa, ad evitare assembramenti forse la macchina sanitaria e quella economica potrebbe riprendere a correre. Facciamo appello alle varie categorie sociali, nel rispetto di chi è costretto a stare a casa e non ha un reddito fisso, a chi non sa più cosa pensare, perché non può alzare la serranda della propria attività e provvedere ai propri familiari. Senso civico e senso di responsabilità, rispetto per gli altri, allora insieme possiamo farcela.

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