UN NOSTRO REPORTAGE DALLA ROMANIA: QUANDO CEASUSCU FECE SPOSTARE PER BEN 14 METRI DEI PALAZZONI DI UNDICI PIANI

Emiddio Bianchi. Bucarest. Nessuno ne ha mai parlato della storia che stiamo per raccontare perché la cortina di ferro che all’epoca accompagnava la dittatura di Nicolae Ceausescu lasciava trapelare ben poco di quello che accadeva a Bucarest o nelle altre città della Romania nel corso dei suoi 22 anni di potere, dal 1967 al 1989, quando dai primi moti rivoluzionari di Timisoara partì la protesta che avrebbe portato alla sua eliminazione fisica e cambiato per sempre le sorti del popolo rumeno. Ancora adesso, però, e ne abbiamo conosciuti tanti in quindici anni di frequentazione di quella nazione, in molti rimpiangono l’epoca dittatoriale di Ceausescu, convinti che gran parte degli attuali leaders politici si trovino a guidare un Paese dove la corruzione e gli interessi privati siano ancora predominanti. Come per dire: ogni mondo è paese. Ne abbiamo sentite e viste tante su di una nazione che ha poco da invidiare agli altri Stati europei in merito a cultura e bellezze paesaggistiche, se non gli stipendi medi di almeno un quarto che hanno costretto tantissimi rumeni a cercare fortuna all’estero.Stranissimo a dirsi, persino nella lingua abbiamo riscontrato tantissime analogie europeiste, soprattutto col dialetto napoletano: preut (sacerdote), soarice (topo), ciraese (ciliegia), currea (cinghia dei pantaloni), insurate (sposato), imbracate (vestito), portocale (arancia)…. In giro per il centro della capitale si vedono ancora incredibili palazzoni di dieci o undici piani, tutti uguali, per chilometri, fatti costruire da Ceausescu durante la sua dittatura. In ognuno di loro vi sono centinaia di piccoli appartamenti di poche decine di metri quadrati, tutti forniti di un eccellente servizio centrale di acqua calda. Sono ancora lì, non nascondendo il passare degli anni. Crediamo che ci rimarranno ancora per tanti anni perché, nonostante tutto, furono costruiti con criteri innovativi, con progetti ingegneristici d’avanguardia che hanno fatto del tiranno un uomo politico duro, ma con una intelligenza invidiabile. Nel 1983, quando il potere di Ceausescu cominciava a dare segni di instabilità, il dittatore volle dare spazio alla strada principale che tagliava in due Bucarest, nei pressi del popolare quartiere di Bucur Obor e del suo principesco alloggio della Casa del Popolo, l’edificio più grande d’Europa e secondo nel mondo solo al Pentagono, negli USA. La cosa più semplice da fare sarebbe stata quella di buttare giù alcuni di quei mastodontici palazzoni se la sua genialità non gli avesse consigliato di edificarli con criteri antisismici, a quel tempo rivoluzionari, su delle rotaie, tipo quelle dei treni. Fu così che la strada principale di Bucarest fu allargata, spostando letteralmente dei grattacieli da un minimo di otto a un massimo di 14 metri, di qualche centimetro al giorno e con gli abitanti che non dovettero neppure abbandonare i loro apoartamenti. La Romania è anche questa, con tanti difetti ma anche con tanti pregi. Non è un caso che Bucarest sia stata definita la Parigi dell’Est per il suo analogo Arco di Trionfo della capitale francese.

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Vice Direttore di Casertasera.it. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e condotto, per molti anni, trasmissioni radio e tv.

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