STOLU: SCULTORE DEL SACRO. LUIGI STOCCHETTI È MORTO A LETINO DOVE ERA NATO NEL 1940

*Antonio Malorni| Letino. La creatività è qualcosa che proviene dall’interno, da incommensurabili ed inesplicabili profondità, non dal di fuori, non dalla necessità del mondo. Il tentativo di rendere comprensibile e di porre un fondamento all’atto creativo è destinato a fallire. Comprendere l’atto creativo significa ammettere la sua inesplicabilità e la sua non- fondazione. La creatività comporta una partecipazione al mistero dell’esistenza, essa vive infatti nelle profondità della libertà.

Nikolaj Berdjaev

[Kijev, 1874 – Clamart (Parigi), 1948]

 

La notizia mi ha colto di sorpresa, ma non mi ha meravigliato. Luigi Stocchetti, in arte Stolu, era stato operato di melanoma una decina di anni fa e il male lo ha stroncato dopo aver messo fine alla sua produzione artistica. Non avevo più visto Luigi da quando, a causa della sua malattia, aveva seguito la figlia Antonietta, ma ogni estate speravo di poterlo rivedere a Letino. Pareva che il momento fosse giunto e già pregustavo l’incontro tra qualche settimana, in periodo ferragostiano, ma la morte, come sempre, è stata più veloce. Non mi resta, quindi, che ricordarlo, e ricordarlo come un grande scultore del sacro.

Guardando bene le sculture di Stolu, infatti, è difficile non accorgersi che nelle sue figure, che escono dalla roccia nella quale sono già nascoste, come amava ripetere questo grande e unico scultore del Matese, c’è qualcosa che va oltre la gradevolezza delle forme e dei volumi, delle luci e delle ombre. Nelle sue sculture, infatti, è racchiuso un messaggio sulla condizione umana, specialmente nel rapporto con il sacro, e una profonda riflessione sul mondo. Stolu, in particolare, attingeva prevalentemente all’Antico e Nuovo Testamento, alla storia dei Santi oltre che alla tradizione del suo territorio, al quale era fortemente legato, senza che questo legame fosse bilanciato dalla comprensione e dal sostegno dei suoi conterranei. Ma si sa: nemo propheta in patria. Stolu è stato sistematicamente lasciato solo dai suoi concittadini, i quali non hanno mai fatto il minimo sforzo per avvicinarsi alla sua creatività, per partecipare con lui al mistero dell’esistenza. Infatti, per superare l’inevitabile stupore che si prova di fronte alla sua scultura, occorre uno sforzo culturale, solo grazie al quale si può compiere quel saltonecessario per poter capire che anche l’arte di Stolu, come realtà vivente che contiene elementi di continuità e di rottura con il passato, esprime la sensibilità religiosa non solo dell’artista ma dell’uomo di oggi. Per tale motivo i suoi conterranei, invece di tutelare e valorizzare le opere dello scultore, come un grande tesoro culturale e spirituale della comunità locale e non solo, le hanno lasciate spesso razziare da millantatori e speculatori. È accaduto così che la grande produzione di questo prolifico scultore non sia stata mai catalogata e le sue opere non si sa che strade abbiano preso. Stolu di fatto appartiene a quella categoria di artisti che in varia misura hanno contribuito alla rinascita in chiave moderna dell’arte sacra come espressione indipendente sia dalla soggezione di ogni canone e di ognimaniera sia dall’interferenza conservatrice della società, che considera sacre prevalentemente le raffigurazioni tradizionali, finalizzate alla più spicciola e banale sollecitazione devozionale. Invece la vera e autentica arte sacra sollecita movimenti dello spirito legati non solo a elementari aspetti di culto ma anche alla più profonda riflessione nella ricerca del senso della vita attraverso la stimolazione della propria dimensione spirituale e

religiosa, che rappresenta una dimensione essenziale dell’uomo, oggi troppo sacrificata per mutazioni nel linguaggio e nel significato delle parole. Quando oggi si parla di religione, infatti, non ci riferisce più al valore corrispondente al bisogno primario dell’uomo con funzione unitiva ma ci si riferisce essenzialmente ai culti che possono avere dei contrasti tra loro. Così, ad esempio, ci si è affannati a parlare di guerre di religioni quando sidovrebbe parlare invece di contrasto tra culti diversi. Il “San Paolo” di Stolu è, a mio avviso, un’opera che risponde a queste riflessioni e che possiede una carica di spiritualità tale da renderla idonea ad una collocazione sia in un luogo di culto sia in un luogo di cultura. Questa scultura di Stolu ha valenza espressiva e una carica di spiritualità tanto forte che se fosse inserita in una chiesa potrebbe essere uno strumento forte di predisposizione alla meditazione e alla preghiera. Purtroppo non so che strada abbia preso e se addobbi qualche luogo pubblico o qualche giardino privato. Ma mi farebbe piacere saperlo e spero che qualcuno possa segnalarmelo.Con mia moglie Teresa avevamo incontrato Luigi Stocchetti l’ultima domenica d’agosto del 2011 e lo avevamo trovato un po’ sofferente per la recente convalescenza dall’intervento chirurgico subito, che aveva resopiù  acuto  il  suo  pensiero  e  il  suo  filosofare,  non  sempre  semplice  da  interpretare,  in  mancanza  di  una predisposizione all’ascolto di questo personaggio non facile da seguire nella non linearità del suo dire. Ma, entrando in questa disposizione d’animo, si superava la semplice contemplazione estetica delle sue sculture e, resi partecipi della sua concezione della vita, diventava possibile entrare nelle sue opere e ritrovare più agevolmente le nostre emozioni e i nostri interrogativi. La scultura, come tutte le arti figurative, infatti, pensa e fa pensare, benché gli artisti non sempre lo sappiano. Ma Stolu, invece, ho sempre avuto la sensazione che lo sapesse e che, al pari dei grandi artisti del passato, vivesse con una certa consapevolezza i momenti della sua creatività, durante i quali egli forse percepiva la vicinanza di Dio, più di tanti altri uomini, inclusi i religiosi.

In quell’incontro del 2011 tornammo a parlare di come, molto prima di me e di tanti altri, Stolu si fosse confrontato anche con la figura di Pietro da Morrone, divenuto poi Papa con il nome di Celestino V e santificato il 5 maggio 1313 da Clemente V ad Avignone, praticamente subito dopo la morte. Di Celestino V lo scultore era stato colpito dall’anelito alla concordia e alla pace, dall’amore per la natura, per il silenzio e l’austerità, dalla vastacultura mai ostentata. Stolu si era misurato con la grandezza di Celestino V e il risultato di questo confronto era scritto nelle sue sculture. Infatti, a differenza di Celestino V, rappresentato in una scultura con un libro in mano, Stolu si era auto-rappresentato in un’altra scultura curvato sotto il peso di un libro, come segno di umiltà e di deferente devozione verso il Santo, che aveva sentito molto vicino alla sua sensibilità.

Avevo già acquistato l’anno precedente questa scultura di Stolu, che a mio avviso era stata ispirata forse dall’affresco della nicchia laterale della cappella funeraria di Malgerio Sorel, sita al lato della chiesa dell’Abazia della Ferrara di Vairano Patenora. Nell’incontro dell’agosto 2011 ne acquistai l’altra, nella speranza di averle salvate entrambe da un destino di oscurità.

Cosa avverrà ora dopo la sua morte? Può darsi che venga riscoperto, come accaduto per tantissimo artisti, e che sia valorizzato anche dai suoi concittadini, che potrebbero riconoscerne immediatamente il valore intitolandogli l’anonimo “Parco di Letino” che ospita la sua monumentale “Fratellanza Universale”. Io lo intitolerei: “Parco Stolu – artista e scultore di Letino” e vi raccoglierei le opere ancora sopravvissute alle razzie in un museo all’aperto. (La foto di Luigi Stocchetti è di Emilio Di Donato)

*Antonio Malorni Scienziato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

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2 Comments on STOLU: SCULTORE DEL SACRO. LUIGI STOCCHETTI È MORTO A LETINO DOVE ERA NATO NEL 1940

  1. Carissimo signor Antonio il suo è un bell’articolo, il suo punto di vista, dettato dal suo redazionale vissuto.
    Stolu, ma io preferisco chiamarlo zi Luiggiu, è stato un uomo che ha vissuto in paese, amato e apprezzato (certo non da tutti, ma chi lo è?) come persona e come artista.
    La libertà signor Antonio, la “libertà di vivere la propria esistenza” connota in primis l’uomo e poi l’artista, ma questo lo può capire solo chi con lui e come lui ha respirato la stessa aria nel paese per molti anni. Nel generalizzare si rischia sempre di evidenziare solo una parte e di avere una visione semplificata e semplicista.
    Io sono triste non perché non c’è più Stolu, ma perché quando tornerò in paese non lo vedrò più alla domenica seduto sul muretto della piazza per potergli augurare il mio buongiorno e buon pranzo ​e perché non lo vedrò più uscire con il suo passo saltellante dalla chiesa e perché so che il suo tempo di artista è terminato.
    Zio Luigi aveva tante qualità, ma quella più grande era la sua generosità e di cuore e di pensiero. Generosità signor Antonio, altra caratteristica solo degli artisti.
    E sono certa che in questo momento sta già lavorando al vero Volto che lui sempre ha cercato e ne farà dono, appena terminato, al Creatore che sempre lo ha ispirato.

    PS. Ah, dimenticavo, grazie per i consigli, ma penso che ogni decisione vada rimandata, senza secondi fini (anche solo mediatici), a chi ha voluto davvero bene alla persona.

    Rita Di Stavolo

  2. Antonio Malorni // 26 Luglio 2021 a 18:36 // Rispondi

    Gentile Signora Rita Di Stavolo,
    grazie per aver definito bello l’articolo che ho scritto di getto alla notizia della morte di Luigi Stocchetti. Più che un articolo è una “narrazione” che fotografa uno spaccato della mia vita quando si è incrociata con quella dell’artista Stolu, che è l’acronimo di Stocchetti Luigi. Nei piccoli paesi il cognome in genere precede sempre il nome, mentre nella vita quotidiana – come anche lei si firma – è il contrario, come discende dalla nostra cultura latina per la quale vale il detto “nomen omen”, per indicare che il nome è anche una forma di presagio, una forma del destino di chi lo porta. Se Luigi avesse adottato questa regola il suo acronimo sarebbe stato Lusto, come spesso ho scherzato con lui quando ci incontravamo d’estate a Letino. Ho aggiunto questo dettaglio per confermarle che effettivamente l’articolo è dettato esclusivamente dal mio “vissuto”, come si confà ad uno scienziato che in genere tratta solo cose che ha potuto sperimentare direttamente. Quindi, nel mio scritto non c’è nulla di redazionale, di freddo commento ad una notizia, scritto solo a titolo informativo. Ma capisco che il linguaggio evolve e che si possano aggiungere significati nuovi ad una parola, anche se non ancora validati dalla nostra Accademia della Crusca. Comunque, per la cronaca, non ho rapporti di natura redazionale con la testata che ha ospitato il mio articolo.
    Come ho scritto nell’articolo, Stolu, che non aveva avuto una solida formazione scolastica, aveva sviluppato una cultura influenzata principalmente dalle sue letture del Nuovo Testamento, e in misura minore anche dalla sua partecipazione a riunioni politiche della sinistra, come accaduto a tanti di noi della stessa epoca. Ma sicuramente il sentimento della “libertà” che lo caratterizzava era quello che aveva appreso dal Vangelo, quello compreso bene del “Regno di Dio” presente, fatto di Grazia e di Libertà, quella libertà che ci consente non solo di perdonare, ma di amare anche il nemico. Da ciò discende anche quella generosità, della quale lei parla, che è dell’uomo fortemente religioso, come lo sono gli artisti, e non dal fatto che fosse un artista. In questo suo percorso l’aria respirata di Letino è solo un romanticismo. Se fosse l’aria, probabilmente è stata più formativa quella respirata nel dolore dei suoi esili, incluso quello della Svizzera, quando veniva chiamato in maniera dispregiativa “terrone”, termine che per lui era un complimento, sentendosi, come diceva, un uomo di terra che la coltiva per mangiare. Quella respirata a Letino, specie negli anni che l’ho conosciuto, era un’aria che piuttosto lo avvelenava, con il suo immobilismo diciamo politico e culturale. E questa non è una generalizzazione o una semplificazione. Posso assicurarla che non sentiva intorno a sé quella solidarietà di cui gli animi sensibili degli artisti hanno bisogno. Lui viveva in stato quasi totale di isolamento e questo lo rendeva vulnerabile anche verso quei visitatori che, circondandolo di una fittizia umanità, lo depredavano delle sue opere migliori. Chi lo ha tutelato in quelle occasioni a Letino? Non sono accuse a nessuno, badi bene, ma solo reali constatazioni.
    Ciò che è andato è ormai andato e di come è andato bisogna prenderne atto e non perdersi in fantastici voli sentimentali. In tale contesto, rimandare le decisioni, di qualunque tipo esse siano, significa offendere ancora questa figura geniale di Letino, che anche con il suo tipo di tragica morte ha voluto mostrare a tutti il dolore che si portava dentro.
    E proprio per questa sua tragica fine ho voluto ricordarlo come “scultore del sacro” per far capire, a chi ne avesse necessità, che per tutti la vita è un passaggio, una pasqua, una traversata, che va da questo mondo al Padre e che, come ci insegna Padre Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, anche quando siamo disperati, c’è sempre accanto a noi Gesù, con le viscere materne misericordiose della mamma, che ci comprende e ci aiuta, perché nella storia dell’uomo nulla è fallimentare, neanche il peccato, perché il peccato è costitutivo dell’essere debole che cerca la vita.
    Gentile Rita, la ringrazio di cuore della sua risposta perché, rispondendo a lei, ho potuto chiarire aspetti che forse non avevo reso ben intellegibili ed ampliare la mia “narrazione” con nuovi elementi qualificanti. Se vuole sono su Facebook con il mio nome e cognome e può contattarmi quando vuole se vogliamo approfondire le nostre posizioni e magari incontrarci a Letino questo agosto per progettare iniziative comuni nel nome di Stolu.
    Cordialmente, Antonio Malorni – Commendatore O.M.R.I.

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