IL MILLENNIO DEI BLA, TRA LOTTA AL COVID E BRACCIO DI FERRO TRA REGIONI E POLITICA CENTRALE

Massimo Casertano | Santa Maria Capua Vetere Stiamo assistendo in questi giorni ad un nuovo “papocchio” politico incentrato sulla lotta tra chi (Governo) ha fatto della Scuola in presenza il proprio sigillo di nascita e chi (Regioni, in particolare la nostra Campania), in questa fase politica, ha interesse ad essere molto più pragmatico e attento alle indicazioni del mondo scientifico e, pertanto, rimanda l’apertura delle scuole dopo la pausa natalizia. Chi ha ragione? Lungi da noi farsi tirare dentro una discussione che vede da entrambe le parti motivi di ragioni e di torti.

Certo, perché se da un lato è evidente che il Governo centrale ha perso un anno di tempo, sciupando un vantaggio competitivo sulla lotta al Covid, ottenuto non senza sacrifici e, purtroppo, decine di migliaia di decessi, in nome del compromesso (ecco il “papocchio”) politico che mette assieme forze che nulla hanno da condividere a livello ideologico, dall’altro lato è altrettanto evidente che il governo campano, dopo le “fiammate” del 2020, risultate anche mediaticamente molto gradite agli elettori che plebiscitariamente rinnovarono la fiducia, ha, strada facendo, raffreddato le sue pur pragmatiche decisioni, immolandosi all’altare del non tirare troppo la corda, e che ora, viceversa, rivendica con veemenza e rinnovato pragmatismo (e probabilmente imbroccando anche la strada giusta, sulla scorta dei suggerimenti arrivati da tutti i principali attori di questa sfida) decisioni nuovamente in antitesi a quelle del governo centrale.

Dove sono finite le risorse finanziarie per la scuola, dilapidate in parte nell’estate 2020 per comprare degli inutili banchi monoposto? Le stesse risorse potevano essere utilizzate per dotare ogni scuola di impianti di areazione in grado di abbattere del 90% il rischio di contagio in ambiente scolastico grazie al ricircolo dell’aria e conseguente abbattimento di droplet e tutto ciò in grado di contagiare le persone. Due estati sono passate e nulla è stato fatto in questa direzione.

Ai posteri l’ardua sentenza. Non vogliamo entrare in una discussione che riguarderebbe innanzitutto l’attuale costituzione italiana con la modifica al Titolo V che ha dato origine a tutto questo “bailamme” tra Regioni e Governo Centrale nel nome di una sburocratizzazione che non è mai decollata, anzi, talvolta, peggiorata. Ma non è la stessa azione che l’UE ci supplica di far partire per poterci prestare tutti i soldi del “Next Generation”? Certo, sulle carte tutti gli obiettivi del 2021 sono raggiunti e quindi si può andare avanti nel ballo dei fondi che arrivano e ogni fazione politica tira la giacchetta all’altra nel tentativo di far arrivare queste somme dove ritiene più opportuno (ma opportunità fa rima col giusto?).

Se guardiamo bene però, ha ragione la Greta ambientalista quando dice che la politica fa solo un sacco di “bla”. In quel caso parliamo di ambiente, certo, ma al di là delle chiacchiere fatte anche durante l’ultima COP-26, nessuno stato, concretamente, mette in atto misure reali che servono a diminuire drasticamente le proprie emissioni. Perché? Semplice, ognuno si chiede perché debba essere il primo ad adottarle mentre gli altri se ne fregano. E’ un po’ come certe qualifiche di Formula 1, dove nessuno vuole essere il primo della fila per non essere penalizzato rispetto a quello che lo segue. E poi succede che tutti si fermano e la qualifica viene invalidata. Peccato che in questi giochi politici sia il mondo a rischiare di essere invalidato.

 

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