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DRAGONI, QUATTRO RAGAZZI, IN VIAGGIO PER AIUTARE I PROFUGHI UCRAINI. ”ABBIAMO FATTO POCO MA SIAMO FELICI”

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Dragoni/Polonia. Spesso si è portati a descrivere i giovani come vuoti e poco sensibili. Tutto sbagliato. La lezione ci arriva da quattro giovani dragonesi che sono andati in soccorso ai profughi della guerra in Ucraina, affrontando un lungo viaggio di quasi 4000 chilometri e i pericoli che comunque potevano correre nell’infuocata terra di quelle parti, dove proiettili e missili sono dietro l’angolo. Si chiamano Luigi ROTONDO, Michele DI TOMMASO,  Ivanoe MIRANDA   e  Pasqualino SCARDINO. Tutti di Dragoni che dopo aver fatto una raccolta di beni di prima necessità, a bordo di un furgone, si sono avventurati fino a Przemys’l, una cittadina  polacca del distretto di Przemyśl, appunto, nel voivodato della Precarpazia.

“Siamo partiti da Dragoni –ci spiega Luigi –  dopo aver fatto una raccolta di  beni di prima necessità  e medicine ci siamo diretti in Ucraina e abbiamo consegnato i beni direttamente ai profughi che fuggivano dalla guerra e che si sono  rifugiati al confine  con la Polonia”.

  • Quando siete partiti?

“Siamo partiti giovedì sera alle 19:30 da Dragoni e siamo arrivati lì alle 18:00 di venerdì. Ieri sera, siamo tornati. Un po’ stanchi ma felici di aver dato, sia pure come una goccia nell’oceano, un piccolo aiuto a queste persone che abbiamo trovato in una situazione che ti strappa letteralmente il cuore”

  • Che esperienza è stata?

“Posso dire in merito  che c’è  tanta solidarietà  da parte di tanti paesi, sono presenti tante associazione che si occupano dei bambini per farli distrarre, ma la notte è  veramente dura perché sono tutti fuori al freddo, con solo qualche coperta, ad aspettare un autobus o una mezzo qualsiasi  con la speranza che presto li prenda e li porti via da lì,  non importa dove,  l’unica priorità è  andare via dal freddo e scappare dalla guerra”.

  • Spesso si parla di giovani distratti verso queste tragedie e presi da altre cose?

“A Noi indubbiamente  ci ha spinto la voglia di essere vicini ad un popolo che soffre il quale è  stato privato all’improvviso  di ogni forma di libertà e di umanità, ma soprattutto la voglia di condividerla con più persone possibili per far sì che l’essere  umano possa vivere con meno indifferenza e più rispetto verso il prossimo. Io spero che il nostro piccolo gesto venga imitato da molti altri ragazzi perché vivere, sia pure solo marginalmente questi orrori, capisci quanto sia inutile e crudele la guerra. Noi, come italiani, lo abbiamo capito maggiormente perché è vicino casa nostra ma io credo che le future generazioni debbano informarsi e formarsi una  coscienza di pace proprio conoscendo questi eventi. Solo se maturiamo una coscienza di pace  queste tragedie possono essere evitate nel futuro”.

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