RUBRICHE-DON ANTONIO CONDUCE NOI ALLA DOMENICA DELLA NOVITA’ DI VITA

Carissimi lettori, quella di oggi è la Domenica della “Novità di vita”. Domenica scorsa, abbiamo ascoltato Gesù che raccontava la più celebre parabola sulla misericordia divina, oggi lo vediamo posto improvvisamente di fronte a un fatto reale, di fronte a un fatto concerto, di fronte a una persona in carne ed ossa, di fronte a una cruda e ostile realtà. Perché ai farisei non interessa il pentimento e la conversione, come conseguenze dell’adulterio, non interessa confidare nella misericordia di Dio, non interessa la santità del matrimonio, ma trascinando davanti a Gesù la povera malcapitata, interessa metterlo in difficoltà. Per i farisei non è l’adultera che disturba, ma è Gesù che disturba. Per loro è Lui che bisogna distruggere, è Lui che bisogna neutralizzare, perché è Lui che sconvolge il sistema dei valori, nei quali hanno trovato la loro posizione comoda, di prestigio e di potere. Chiediamoci se anche noi diamo importanza alla Parola di Dio, chiediamoci se mettiamo Cristo al di sopra e al centro di tutto e di tutti. Chiediamoci se diamo più importanza alla preghiera, all’interiorità, ai Sacramenti, alla carità o diamo più importanza ad altre cose che non hanno a che fare con Dio, con Cristo, con la Madonna, con i Santi e con la fede. Chiediamoci se siamo abituati a giudicare, a condannare come i farisei, che si ritengono giusti e osservatori della Legge. Chiediamoci se come Gesù siamo pronti a trasmettere l’amore del Padre che non ama condannare , ma recuperare i suoi figli e rilanciarli nel bene, come fa Lui con l’adultera, dicendo:”Donna nessuno ti ha condannata?”. “Nessuno Signore”, rispose la donna. E Gesù le disse:” Neanch’io ti condanno, va e d’ora in poi non peccare più”. Chiediamoci chi è Gesù per noi? Nel 1970 l’Editrice CERF di Parigi interrogò un centinaio di personalità della Cultura e dello Spettacolo, su “Chi è Gesù per te?”. Le risposte furono raccolte in un volume con lo stesso titolo. Tra queste, anche quella dell’attore Fernando Ledoux, che diceva :”Come mi sento povero e limitato nel definire chi è Cristo per me, è Colui che nella pienezza della divinità e nella santità della sua umanità, fonde mistero e realtà, pace e luce. È giusto e compassionevole”. Infatti nelle tenebre della nostra vita, nonostante le nostre miserie, i nostri tradimenti, le nostre debolezze, Gesù non cessa di invitarci a seguirlo. Ci illumina e ci apre la strada che conduce alla vita, laddove non c’è la morte. Alla luce del Vangelo di oggi, come vediamo Dio ci ama, anche se meritiamo di essere condannati. La nostra condanna non viene da Dio, ma viene da noi se ci mettiamo fuori dell’ amore di Dio e della Redenzione che ci ha portato il suo Figlio. Questo stesso metterci fuori da Dio è la nostra condanna. E allora se è così chiediamo al Signore che rafforzi la nostra speranza in Lui, perché senza la speranza, il nostro presente non ha significato. È la speranza che dà senso al nostro presente. Allora se è così, chiediamo al Signore, che la nostra fede e la nostra speranza trovino sbocco nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Come fece Marcello Candia, quell’ industriale che vendette le sue fabbriche e andò con i missionari in Amazzonia a spendere tutte le sue sostanze e la sua stessa vita per i poveri e con i poveri. Morì nel 1983 ed e’ già terminata la fase diocesana della sua Causa di Canonizzazione . Si tratta di un uomo che ha dato un grandissimo esempio di lavoro, di impegno, di donazione totale ai poveri e ai lebbrosi. Morì a 67 anni stroncato da un cancro al fegato. Sul suo letto di morte, disse queste parole:”Nella mia vita ho lavorato tanto in senso organizzativo, ho pregato e perché si preghi di più, ho costruito il Carmelo di Macapa’, ma adesso il Signore mi chiede la cosa più alta: la sofferenza”. Perché non è sufficiente lavorare per il Regno di Dio. Più importante è accettare con umiltà e disponibilità il dolore come e quando Dio lo permette. Perché solo nella sofferenza possiamo realizzare la comprensione dell’amore di Dio. E con questi sentimenti preghiamo per la pace in Ucraina e in tutto il mondo. Eleviamo insieme un grido:”Mai più la guerra”. Non smettiamo di pregare e supplicare il Signore, affinché ci renda strumenti e riflessi della sua pace. E che la Beata Vergine Maria, Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra. Anche questo messaggio, iniziando dall’Alto Casertano, condividiamolo con quante più famiglie e come figli del Padre misericordioso, non giudichiamo nessuno, ma esercitiamo sempre la virtù della misericordia. E afferrati da Gesù, seguiamolo nella via del servizio, comunicando alle sue sofferenze per prendere parte anche alla sua gloria pasquale. Buona e Santa Quinta Domenica di Quaresima Don Antonio Nacca

 

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