RUBRICHE- LE ADOZIONI DURANTE LA GUERRA: FACILI O DIFFICILI? LA SOCIOLOGA RISPONDE

 Gentile Dott.ssa leggo e sento molto parlare d’adozione in questo periodo, a causa della conflitto Russo-Ucraino. È semplice potersi proporre per l’adozione e poi, potrebbe essere una pratica utile all’inclusione?

Angelica T. 28

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* Roberta Marra|Gentile lettrice, “adottare” che bel verbo. Un gesto altruistico meraviglioso; una delle declinazioni del senso di vivere; comporta responsabilità ed impegno. È un desiderio per cui si è disposti a ” lottare ” .
Ma le cose belle sono sempre difficili e hanno il passo lento, è risaputo.
Un’attesa che, nel caso dell’adozione e/o dell’affido non sempre si conclude con l’epilogo desiderato per molteplici ragioni. Detto ciò, trovo molto interessate il riferimento all’inclusione soprattutto se si parla di “affido”.
Una circostanza temporale di breve durata e durante la quale emergono le volontà di accoglienza, tolleranza ospitalità e ogni azione volta alla protezione e alla difesa. Proprio a dire: “affidati” a me; mi prenderò cura io di te. Una forma di empatia che si consolida attraverso l’ospitalità nell’ inclusione familiare. Il nucleo piu intimo di ogni individuo e primo riferimento socializzante. Non dimentichiamo che, per dirla con una citazione:
” In qualsiasi posto lontano tu andrai, ti mancherà sempre un pezzo delle tue origini e della tua identità.”
Per cui parliamo in questi casi di un’ apertura al multiculturalismo che in questo capitolo drammatico della storia moderna, sarà lo spiraglio di luce sul futuro. Ma non saranno certamente poche le difficoltà di relazione dovuti a fattori di rischio causati dell’ umane debolezze; è il caso del timore. Inteso come timidezza e diffidenza, disagio dato dalle abitudini culturali oltre che personali. A mio avviso superabili con l’approccio giusto della buona volontà e del buonsenso. Un messaggio pieno d’ insegnamento; un’azione concreta per dire che non siamo disposti a ripetere gli errori del passato, anzi, tendiamo la mano e non costruiremo muri. Si dimostra il senso di appartenenza, solidarietà e umanità. Valori feriti dagli esempi della furia umana.
Nei contesti in cui si consumano tali vicissitudini,
un ruolo fondamentale è esercitato delle istituzioni; la scuola in primis. Quest’ultima, è pertanto, necessario che sia preparata all’accoglienza e fornisca strumenti utili alla socializzazione oltre che didattici, al fine di compiere un completo ed adeguato inserimento sociale a beneficio dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie.
Sono tanti i requisiti ai quali è necessario corrispondere e oltretutto causa del calo delle adozioni negli ultimi decenni; circa il 40% in meno. Ad esempio come non tutti sanno che bisogna essere pronti ad investire tanto denaro per i viaggi che precedono l’adozione. La prassi prevede incontri e momenti di condivisione finalizzati alla conoscenza e al superamento di test psico-attitudinali, nel paese di origine del bambino e le spese, appunto, sono a carico di chi adotta. Oltremodo, senza addentrarmi in dettagli prettamente giuridici, ma solo per completezza e chiarezza, è opportuno precisare che ci sono vari tipi di adozione; nel caso di quella internazionale avviene a seguito di una dichiarazione da parte degli organi preposti dello stato estero, in cui vi si proclama lo stato di abbandono. Una puntualizzazione, questa, doverosa visto l’esempio da Lei citato ( contesto guerra Russo-Ucraino) che invece rientra negli affidi temporanei i quali non prevedono definitivi distacchi dalla famiglia e/o abbandono ma provvedimenti dovuti a situazioni emergenziali e che riguardano, talvolta, l’ intero o parte del nucleo. Infatti, secondo Il Principio di Sussidiarietà dell’ Aia: ” l’adozione internazionale è rivolta ai bambini che non trovano accoglienza nel loro paese di origine “. Ci sarebbero tantissime cose da dire ancora ma concludo dicendo che: quando si parla di capitale umano, di bambini, soprattutto, e di inclusione l’investimento è sempre più giusto che conveniente; e’ un’ ipoteca sul futuro, perché è l’ umanità che rigermoglia.

*Dott.ssa Roberta Marra, laureata in Sociologia presso l’Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, con tesi di laurea in “ Diritto alla riservatezza e d’informazione: vizi e virtu’ della comunicazione giornalistica.

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