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RUBRICHE- IL DIALOGO TRA UN DOTTORE DELLA LEGGE E GESÙ SPIEGATO DA DON ANTONIO

Carissimi lettori, in un tempo come il nostro e soprattutto in una Nazione come la nostra, in cui il rapporto tra gli individui e le leggi è così alterato da tanti interessi, il dialogo tra un dottore della legge e Gesù, nel Vangelo odierno, inquieta perché obbliga ad andare al centro del problema, in due momenti. Primo momento: la domanda del dottore della legge. Secondo momento: la parabola del buon samaritano. Iniziamo con il primo momento che sta nella domanda del dottore della Legge, che chiede a Gesù:”Che cosa devo fare per avere la vita eterna? e sulla constatazione di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e con tutta la mente e il prossimo come noi stessi. La vita eterna è quella che Dio dona a coloro che sono capaci di vivere la legge come legge del proprio cuore, perché hanno scoperto qual’e’ il cuore della legge. Tutta la predicazione di Gesù in fondo, mirava soltanto a questo: ritrovare il cuore della vita, il cuore della legge, il cuore di Dio.
Passiamo al secondo momento: la parabola del buon samaritano, che ebbe compassione dell’uomo che cadde nelle mani dei briganti che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Ne ebbe compassione e non fece come il sacerdote dell’ Antico Testamento, che scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passo’ oltre e non fece nemmeno come il levita , che giunto in quel luogo, vide e anche lui passo’ oltre. Ne ebbe compassione e per questo gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino. Poi lo carico’ sulla sua cavalcatura, lo porto’ in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo:”Abbi cura di lui, ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. È questa una parabola che non propone una conclusione, ma una domanda. Non chiede di discutere un’affermazione, ma pretende una risposta che non sia retorica, che non sia fittizia, ma che sia precisa. È una domanda che ha la forza di porre la persona di fronte ad una scelta che s’impone e proprio per questo è liberatoria. E questa scelta ci porta ad essere cristiani, ci porta ad essere praticanti, partecipando alla Santa Messa almeno tutte le domeniche e ancora meglio tutti i giorni e nel miglior dei modi, entrando in Chiesa, vestiti in modo decente. È vero che in questo periodo fa caldo, ma è anche vero e doveroso che rispettiamo il luogo sacro e cerchiamo di non distrarci, tenendo spenti i telefonini. La Parabola di oggi insiste sul “chi” e sul “come” e impone di misurarsi con i fatti. Il sacerdote e il levita da una parte e il samaritano dall’ altra, impongono di prendere posizione tra l’amore presunto, d’ufficio e l’amore praticato. E impone di chiamare l’amore con uno dei suoi nomi più belli, ma più difficili e questo nome è compassione. Questo messaggio partendo dall’Alto Casertano possa raggiungere quante più famiglie per leggerlo e soprattutto per metterlo in pratica. Buona e Santa Domenica!
Don Antonio

 

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