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COS’E’ IL BLUETOOTH?

Tutti usiamo il Bluetooth con naturalezza quasi ogni giorno. Ormai gli oggetti compatibili includono smartphone, altoparlanti, cuffie, automobili, dispositivi medici, computer e persino spazzolini da denti. Parliamo di una tecnologia di comunicazione digitale wireless (senza fili) originariamente inventata dagli ingegneri dagli svedesi della Ericsson nel 1994. Oggi nessuna singola azienda è proprietaria del brevetto, ma esiste un gruppo di compagnie (Ericsson, Intel, Nokia, Toshiba e IBM), noto come Bluetooth Special Interest Group, che lavora per far progredire lo standard (siamo oggi alla versione 5.3). ‎Il Bluetooth consente ad un’ampia varietà di oggetti e servizi di connettersi tra loro via radio, automaticamente e in sicurezza. ‎Ma come fanno dispositivi così diversi a comunicare in modalità wireless e così semplicemente? Per inviare e ricevere comunicazioni Bluetooth, un oggetto deve disporre di un chip speciale con un’antenna e deve anche avere un software complementare per elaborare i dati.‎ ‎Quando due o più sistemi si collegano, questi formano una rete personale (la piconet) in cui è sempre presente un dispositivo (master) con funzionalità più complesse degli altri (slave). Una volta stabilita la connessione, i dispositivi comunicano automaticamente, scambiandosi dati‎ mediante onde radio a bassa potenza, nella cosiddetta banda ISM (industriale, scientifica e medica) da 2,402 a 2,485 GHz. Poiché i sistemi Bluetooth inviano segnali a bassa potenza (pochi milliwatt), la tecnologia utilizza pochissima energia e consuma pochissima batteria. Non molti sanno che il Bluetooth avrebbe una portata effettiva di circa un chilometro, ma non viene utilizzato al massimo delle sue capacità perché inizierebbe a interferire con altri dispositivi abilitati Bluetooth. La riduzione della potenza implica segnali più deboli e, ovviamente, portata minore. Ecco perché la maggior parte degli oggetti domestici ha una portata di circa 10 metri.‎ Nonostante la loro debolezza, i segnali Bluetooth non richiedono una linea di vista tra i dispositivi. Le onde radio viaggiano facilmente attraverso le pareti e la loro bassa potenza aiuta a ridurre la possibilità di interferenze anche da altri sistemi che utilizzano onde radio alle stesse frequenze, come baby monitor e apriporta da garage.‎ ‎La tecnologia presenta diverse altre tecniche avanzate per evitare l’interferenza ‎e mantenere una robusta comunicazione wireless. Ad esempio, la tecnica nota come spettro espanso a salto di frequenza consente a un dispositivo di trasmettere su una qualsiasi delle 79 frequenze diverse scelte casualmente, cambiando frequenza fino a 1.600 volte al secondo.‎ Questo garantisce che tutti gli oggetti Bluetooth nella stanza utilizzino in ogni momento una frequenza diversa e consente di collegare fino a otto dispositivi contemporaneamente senza che nessuno di essi interferisca con gli altri. Questo è abbastanza impressionante, visto che attualmente ci sono miliardi di oggetti in tutto il mondo dotati di tecnologia Bluetooth.‎‎ Ovviamente le piconet, come tutte le reti wireless, sono soggette a rischi per la sicurezza, poiché dispositivi avanzati sono in grado di raccogliere dati dalle onde radio. Pare però che, da questo punto di vista, Bluetooth sia molto più sicuro rispetto al Wi-Fi. Con la sua capacità di stabilire connessioni automaticamente e utilizzare “dispositivi affidabili” come protocollo per il trasferimento dei dati, pare che il Bluetooth sia più difficile da decifrare. Inoltre, ogni richiesta di connessione richiede l’autorizzazione dell’utente, il che riduce ancora significativamente i rischi per la sicurezza.‎ Per concludere, da dove viene il nome “Bluetooth”? Poiché aiuta a connettere e unire una serie diversificata di dispositivi, la tecnologia prende il nome dal re danese Harald Blåtand (letteralmente “dente blu”), o Harold Bluetooth come è noto in inglese, che nel decimo secolo ebbe la capacità di unire il frammentario regno di Danimarca.

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