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RUBRICHE – PENSIAMO ALLE COSE DI LASSÙ CON DON ANTONIO NACCA

Carissimi lettori, in questa ultima domenica di Luglio, cioè nel pieno delle vacanze estive, nemmeno a farla apposta la Parola di Dio ci invita a pensare alle cose di lassu’ . In questo periodo, lontano dalle solite preoccupazioni, la Liturgia della Parola oggi ci dà l’occasione di meditare sulla transitorietà, sull’inconsistenza delle cose terrene per scegliere quelle realtà che contano davvero per il nostro futuro, perché solo il Signore può riempire il nostro vuoto. Molto spesso, l’eredità divide i fratelli e le sorelle che non riescono a mettersi d’accordo. Per una giusta spartizione dei beni si ricorre all’avvocato. Nella pagina del Vangelo, si ricorre a Gesù perché faccia da mediatore. Uno della folla infatti dice a Gesù:” Dì a mio fratello di dividere con me l’eredità”. Gesù invece si rifiuta di assumere questo compito, perché contrario alla sua missione. Sant’Agostino mettendosi al posto di colui che pone la domanda a Gesù, perché faccia da arbitro nella spartizione dei beni temporali, trasforma la domanda in questi termini: “O Signore, io non ti chiedo di aiutarmi a dividermi l’eredità con il mio fratello, ma aiutami a possedere insieme a lui, la tua eredità”. E per possedere insieme ai nostri fratelli e sorelle, l’eredità del Signore, è necessario fare un cammino comunitario, guidato dallo Spirito Santo, che ci aiuta a capire che ciò che conta è arricchirci davanti a Dio. In questa domanda Sant’Agostino si rifiuta di occuparsi di denaro, perché il denaro non è la sorgente della vita, infatti la vita di un uomo non dipende dai suoi beni, anche se è molto ricco. L’ accumularsi dei beni, viene definito nella Prima Lettura, tratta dal Libro del Qoelet, come vanità. E se è una vanità, certamente non ci assicura la salvezza, anzi la compromette. Non è dimostrato affatto che i ricchi siano gli uomini più felici e più saggi, né tantomeno i più santi. Questo discorso non vale solo per coloro che posseggono la ricchezza, ma anche e ancora di più, per quanti la posseggono al di sopra di tutti i loro desideri. E la Liturgia della Parola oggi ribadisce questo concetto, non limitandosi solo alla voce dell’ammonimento, ma educandoci ad una valutazione giusta ed equilibrata, che ci fa distinguere in modo chiaro ciò che è principale e assoluto da ciò che è secondario e condizionato. E questo lo sperimentiamo soprattutto in modo particolare accostandoci degnamente all’Eucaristia e comunicando con Cristo. L’ Eucaristia in quanto trasformazione del pane e del vino può essere vista, come segno della nostra trasformazione. Per questo non possiamo diventare sacrificio a Dio se non siamo disposti a fare il sacrificio di tante cose che ci circondano, se cioè queste cose non le orientiamo all’onore di Dio. Nella parabola del Vangelo di oggi, Dio chiama stolto quell’uomo che ha accumulato tesori per sé e non si è arricchito davanti a Dio. Chiediamoci in quale misura ci raggiunge questa parola “stolto” e inoltre chiediamoci dietro a quali beni stiamo correndo con i nostri pensieri, con i nostri desideri e con le nostre azioni. Trasformiamo tutto questo in preghiera e presentiamola al Signore, chiedendogli che questo messaggio possa raggiungere ancora più famiglie e possa essere condiviso e concretizzato nel migliore dei modi. Buona e Santa Domenica! Don Antonio
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