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TERREMOTI, ECCO PERCHE’ ANCHE ALIFE E’ A RISCHIO

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*Paolo Del Toro|In un non precisato giorno dell’anno 346 D.C. gli abitanti dell’antica Allifae (attuale Alife) furono sorpresi da un terremoto di magnitudo 6 ritrovandosi con i piedi in un lago di fango e l’intera città sprofondata. Non era il primo terremoto che si verificava,  altri ne seguirono nei secoli successivi e che ad oggi,dopo duemila anni di terremoti, posizionano il piano di calpestio di epoca romana a circa due metri sotto quello attuale. Il massiccio montuoso del Matese, ai piedi del quale si estende la pianura alifana, è parte integrante degli Appennini che insieme alle Alpi costituiscono il sistema montuoso italiano. I continenti della Terra poggiano sulle cosiddette placche che si muovono. Le placche sono separate tra loro da linee di confine che si chiamano faglie, in particolare ne esiste una, battezzata “Gloria”, che divide la placca africana da quella euroasiatica e che, partendo dalle isole Azzorre, arriva a Gibilterra, prosegue verso la Sicilia, disegna un arco intorno alla Calabria, prende la direzione degli Appennini e risale fino alle Alpi. Qui curva e attraverso il Friuli ridiscende, seguendo la costa croata, e quindi in Grecia,  e dopo aver attraversato Creta prosegue in Turchia. l’Italia con il suo sistema montuoso, compreso il Matese, si trova posizionata proprio a cavallo della faglia rendendo il territorio italiano fragile dal punto di vista geologico. Il movimento delle placche spingono verso l’alto le montagne e questo innalzamento favorisce le frane e i terremoti, oltre a fenomeni vulcanici. Gli effetti di un terremoto presentano delle differenze dovute alla natura del terreno in cui avviene. Ad Alife il terreno di sedime della città, e tutto il territorio circostante la cinta muraria di epoca romana, è formato da strati sabbiosi ed argillosi oltre ad un sedimento di cenere e lapilli conseguenza delle eruzioni del vicino vulcano di Roccamonfina, è inoltre presente una eccezionale falda d’acqua che concorre a rendere poco consistente il terreno stesso.

Ebbene quando questi sedimenti vengono investiti da onde sismiche di carattere ondulatorio vengono sottoposti a pressione e vibrazioni (come la tastiera di un pianoforte) che ne fanno collassare la resistenza con conseguente cedimento degli edifici, contemporaneamente l’acqua della falda è sottoposta a una pressione e risale, trascinando il fango in superficie; il fenomeno è noto come liquefazione del terreno (illustrato nell’ immagine allegata). Un destino simile lo conobbe la città greca di Helike che, guarda caso, si trovava sulla stessa linea di faglia con la variante che oltre a essere sommersa dal fango, trovandosi sulla costa, fu spazzata via da un successivo tsunami, tanto da far perdere le tracce e la memoria. Ad Alife, per non farci mancare nulla, dalle fenditure del terreno si liberò in misura massiccia il gas Radon, gas radioattivo naturalmente presente nel sottosuolo specie del Lazio e della Campania che rendeva poco salubre la permanenza in città.

In seguito al terremoto del 346, Alife non fu ricostruita come già accaduto nel 99 D.C. e questo perché si era già in piena crisi dell’impero romano, il potere centrale era già al collasso, la mancata manutenzione o distruzione di strade e ponti rendevano difficili i collegamenti con Roma. Qualche anno dopo l’impero fu diviso in due parti, Roma perse la funzione di capitale a favore di Ravenna e nel 476 ci fu la fine ufficiale dell’Impero Romano d’Occidente. Avvenimenti naturali e crisi politiche segnarono la fine di un epoca e anche un graduale abbandono dell’antica Allifae.

*Paolo del Toro- Ingegnere

 

 

 

 

 

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