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SCANDALO DEI RIFIUTI A CASERTA, ECCO COSA HA SCRITTO LA STAMPA NAZIONALE

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IL MATTINO

Dal paesino di Alvignano fino alla serenissima Venezia con furore, per giocare pesante, di getto, al baccarat o alla roulette. Peggio ancora al tavolo di poker. E perdere. Ma c’erano delle volte in cui il presidente della Provincia di Caserta, l’ingegnere Angelo Di Costanzo, riusciva magistralmente a vincere e il brivido del gioco saliva fino al maturarsi dell’epilogo peggiore: perdere di nuovo tutto.

L’azzardo, che passione! Il presidente Di Costanzo, di Forza Italia, avrebbe giocato quasi mezzo milione di euro in un anno nella casa da gioco di Venezia, conosciuta come il Casinò, sospettano i magistrati. «Versava assegni per ricevere le fiches. L’importo minimo era intorno ai 15.000 euro ogni volta e Di Costanzo utilizzava assegni e a volte contanti», racconta uno dei teste-chiave dell’inchiesta, Mario Bartolomeo. Quel denaro usciva dalle tasche del presidente dell’Ente Provincia e dal suo conto in banca dove ogni mese una donna foraggiava versamenti provenienti da varie società di scommesse.

E ora, mentre l’ordinanza firmata dal gip Ivana Salvatore si chiude sui 20 arrestati, l’inchiesta si apre e si allarga verso nuove prospettive, volte a scoprire l’origine di quel denaro. Fiumi di banconote sfociati in centri scommesse. Mentre la Provincia di Caserta, ente di secondo livello, va a rotoli. L’edilizia scolastica è senza fondi, il ramo dei trasporti è lasciato al suo destino e le strade sono piene di buche e rattoppi. La retorica politica urla, ma il pane tutto sommato a Caserta non manca. Così, si preferisce attendere sempre le manette della magistratura. Che non sono come un gioco. Ma di gioco si parla se si fa un nome: Francesco Iavazzi, fratello del patron della squadra di basket Juvecaserta, Raffaele. Francesco Iavazzi, gestore della Impresud, avrebbe preferito concludere un accordo con la Termotetti, l’impresa «supervincitrice» di appalti, per ottenere la gestione dei rifiuti in una sorta di partnership. E sarebbe finito indagato pure lui.

Da un lato le puntate al casinò, dall’altro la crisi del settore pubblico. Al centro, il grande calderone degli appalti e delle regalie concesse agli amministratori, ma anche due nomi: Alberto Di Nardi e Antonio Scialdone, imprenditore il primo, faccendiere di politici minori il secondo, sempre pronto a raccogliere un osso dagli amministratori della provincia. Sono stati loro a parlare per primi agli uomini della guardia di finanza di Caserta e ai carabinieri. I magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere sospettano che a Di Costanzo sia stata regalata una Porsche rossa in cambio dell’inserimento nel consorzio di persone «vicine» al presidente. «A un certo punto, abbiamo visto che Di Costanzo e la moglie hanno iniziato a circolare con una Porsche del valore di 100mila euro», spiega Rino Offreda, il testimone che il 22 luglio del 2015 aveva bussato alla porta dei sostituti procuratori Alessandro Di Vico e Giorgia De Ponte per raccontare il «sistema» degli appalti. Fiume in piena, certo, ma nel suo ragionamento erano scivolate accuse pesanti. In particolare, era emersa l’assunzione in un’impresa di Dario Barbieri, nipote di Simone Giannetti assessore al comune di Alvignano, dove di Costanzo è il sindaco.

Mercoledì 14 Settembre 2016, 09:53 – Ultimo aggiornamento: 14-09-2016 10:30

BLOG DI GRILLO

Ecco la notizia che dovrebbe aprire i telegiornali stasera in Italia, che le forze dell’ordine la magistratura ancora una volta arrestano i politici di destra e sinistra che si spartiscono gli appalti e i soldi dei cittadini italiani che non ricevono nessun servizio.Stamattina sono stati arrestati a Caserta, su indagine della procura di Santa Maria Capua Vetere, venti tra politici e imprenditori tra cui il presidente della provincia di Caserta Angelo di Costanzo (Forza Italia) e il sindaco Vincenzo Cappello di Piedimonte Matese (PD).Le accuse del giudice per le indagini preliminari sono durissime: “un vero e proprio sistema criminale finalizzato all’assegnazione illecita di appalti milionari in diversi Comuni del casertano”.

Una fitta rete di politici e imprenditori che gestivano gli appalti sul ciclo integrato dei rifiuti. Il classico sistema degli appalti agli amici degli amici, dove vincono sempre gli stessi, in questo caso la Termotetti Sas che attraverso tangenti, elargizioni e favori otteneva dai vari sindaci e assessori la vittoria della gara d’appalto.La procura nell’ordinanza di custodia cautelare scrive: “Tale patto ha visto una suddivisione tra imprese che hanno operato in regime di oligopolio nei comuni ubicati a sud del fiume Volturno ed imprese che hanno operato, viceversa, nei comuni posti a nord del Volturno. Il tutto con la connivenza degli amministratori e dei funzionari pubblici direttamente coinvolti nelle procedure stesse o, comunque, collocati ai vertici delle amministrazioni comunali“.Il patto del Nazareno si mangia Caserta e la sua provincia.

IL FATTO QUOTIDIANO

Assegnazione illecita di appalti milionari nel settore dei rifiuti in diversi Comuni del Casertano“. C’è questo al centro dell’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere che da oltre un anno indaga sull’assegnazione di una serie di gare sospette. E questa mattina la Guardia di Finanza di Caserta e icarabinieri hanno eseguito venti misure di custodia cautelare nei confronti di amministratori locali, funzionari pubblici e noti imprenditori, accusate a vario titolo di aver ottenuto vantaggi, favori e regali in cambio delle assegnazioni. Sette persone sono finite ai domiciliari, tredici in carcere. In manette anche Angelo Di Costanzo, Forza Italia, presidente della Provincia di Caserta e sindaco di Alvignano, arrestato per i fatti risalenti a quando era primo cittadino.

Complessivamente gli indagati sono 35, ma le misure cautelari riguardano venti persone. Gli indagati, secondo gli investigatori, avrebbero agevolato la Termotetti S.a.s e altre società riconducibili allo stesso gruppo che opera in vari settori e in varie regioni italiane, tra cui lo smaltimento dei rifiuti. Avrebbero ottenuto l’assunzione di amici e parenti, oltre a buoni benzina, auto di lusso e altri regali, in cambio dell’assegnazione degli appalti al gruppo. L’azienda – riconducibile a Luigi Imperadore, imprenditore di San Potito Sannitico (Caserta) – si è aggiudicata, tra il 2013 e il 2015, gare di appalto per il servizio di igiene urbana ad Alvignano, Piedimonte Matese e Casagiove. Il tutto concedendo “utilità” a pubblici funzionari.

Al Consorzio Stabile Sannio Appalti si è aggiudicato, con le stesse modalità, l’appalto dei lavori al lotto di Presenzano I presso il Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano, diretto da Pietro Andrea Cappella, che figura tra le venti persone arrestate. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione e alla turbata libertà di incanti.In carcere sono finiti, tra gli altri, l’assessore all’ambiente di Alvignano, Luigi Simone GiannettiVincenzo Cappello, sindaco di Piedimonte Matese; il presidente del Consorzio di Bonifica Sarno-Alifano, Pietro Andrea CappellaLuigi Imperadore, imprenditore titolare della “Termotetti”;Francesco Iavazzi, titolare dell’azienda Impresud. Ai domiciliari sono finite sette persone, tra cui l’ex sindaco di Casagiove (Caserta)Elpidio Russo.

REPUBBLICA

Venti arresti eccellenti scuotono la provincia di Caserta. Una vicenda di corruzione e appalti truccati nel settore dei rifiuti – ed in vari comuni della zona del Matese – coinvolge amministratori pubblici, funzionari, imprenditori. Venti le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini  preliminari di Santa Maria Capua Vetere. Sette persone finiscono ai domiciliari.

Ad eseguire le misure sono la Guardia di finanza di Caserta, coordinata dal generale Giuseppe Verrocchi e i carabinieri diretti dal colonnello Giancarlo Scafuri. L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore capo Maria Antonietta Troncone, durava da oltre un anno e aveva nel mirino presunte dazioni di danaro “e una serie di altre utilità” in cambio di assegnazioni di lavori nel settore dello smaltimento dei rifiuti. n particolare, la Procura sottolinea in una nota di aver portato alla luce “un vero e proprio sistema criminale finalizzato all’assegnazione illecita di appalti milionari in diversi Comuni del casertano”.

 Agli arresti finiscono tra gli altri Angelo Di Costanzo (ai domiciliari), oggi presidente della Provincia di Caserta in quota Forza Italia, nonché sindaco del Comune di Alvignano, insieme a un assessore ed al comandante della polizia municipale dello stesso paese; il sindaco di Piedimonte Matese, l’ex sindaco di Casagiove ed anche il presidente del consorzio di bonifica Sannio-Alifana, Pietro Cappella. Nelle prossime ore è prevista una conferenza stampa in Procura

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

C’è anche l’attuale presidente della Provincia di Caserta, Angelo Di Costanzo tra i 20 destinatari delle misure cautelari scattate questa mattina nell’ambito dell ‘inchiesta del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta e del reparto operativo dei carabinieri per gli appalti assegnati irregolarmente nel settore rifiuti in diversi comuni del Casertano. Misure cautelari anche per il sindaco di Piedimonte Matese Vincenzo Cappello, primo cittadino e l ‘ex primo cittadino di Casagiove, Elpidio Russo; il comandante della polizia municipale di Alvignano con l’assessore all’Ambiente, il presidente del Consorzio di bonifica Sannio Ailfano, Pietro Andrea Cappella.

Assunzioni e appalti

Per gli inquirenti, Di Costanzo – esponente di Forza Italia e fedelissimo di Maria Rosaria Rossi – avrebbe ottenuto una serie di favori in cambio delle assegnazioni di appalti milionari nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Il presidente della Provincia di Caserta avrebbe ottenuto l’assunzione di amici e parenti, oltre a buoni benzina, auto di lusso e altri regali, in cambio dell’assegnazione dei lavori.

L’accusa

Viene definita dagli inquirenti un’associazione a delinquere che aveva come obiettivo condizionare gli affidamenti degli appalti per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, corrompere pubblici ufficiali e truffare gli enti quella venuta alla luce nell’ambito delle indagini di carabinieri e finanza. Tra i reati contestati figura anche l’abuso d’ufficio. Complessivamente gli indagati sono 35, ma le misure cautelari riguardano venti persone. In carcere sono finiti Luigi Imperadore, Francesco Raucci, Francesco Iavazzi, Luciano Sorbo, Vincenzo Cappello, Pietro Tesseri, Angelo Di Costanzo, Gaetano Rauso, Antonio Manca, Andrea Pietro Cappella, Simone Giannetti, Ernesto Palermiti e Vincenzo Franco. Arresti domiciliari per Antonella Tedesco, Giuseppe Simonetti, Elpidio Russo, Giuseppe Imperatore, Fabio Menditto, Gennaro D’Onofrio e Domenico Marra.

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1 Commento su SCANDALO DEI RIFIUTI A CASERTA, ECCO COSA HA SCRITTO LA STAMPA NAZIONALE

  1. Vincenzo D'Agostino // 15 settembre 2016 alle 10:02 // Rispondi

    Della serie “saranno famosi” da un piccolo paesino di provincia. Grande!

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