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LA NZILLA, TRA SACRO E PROFANO

Rosario Di Lello *|Da Magia nel Sannio, di imminente pubblicazione, ho tratto quanto segue. Ho udito parlare, in Cerreto Sannita, d’ a nzilla e ho raccolto articolo e vocabolo così come vengono trascritti “nella comune grafia corrente usata per i singoli dialetti”.(1) Ho voluto conoscere meglio la misteriosa, suggestiva creatura e ho indagato. Riporto quanto ho appreso, allo stato della ricerca.

Nel Cerretano è stato tramandato –e per prima ne ha trattato Elena Cofrancesco– che, nella notte tra il 23 e il 24 di giugno, solennità di San Giovanni Battista, le janare, ovvero le streghe, volando nude, a cavalcioni d’un manico di scopa o di un bastone, raggiungevano, per l’annuale tregenda ufficiale, un corso d’acqua o un tempio diroccato, in luoghi tetri e, intorno a un grosso albero, praticavano rituali consistenti in ogni sorta di perversione; a Cerreto si riunivano pure in contrada San Giovanni, presso la omonima cappella, vicino al ponte sul torrente Turio. Nel medesimo luogo e nella notte tra il 23 e il 24 di giugno, vi appariva la ”n’zilla”, non proprio una strega, ma una “sottospecie della janara”; giovane e bella, vestita di veli, ballava per ore, sul ponte, davanti l’edificio di culto e “simboleggia Salomè”. “I cerretesi, in questa notte”, al fine di esorcizzare l’influenza malefica dell’ammaliatrice, dicevano la formula: “Oh n’zilla, n’zilla che facisct’?/ Facisct’ taglè a chèpa / a San Giu’uann’ Battisc’ta. Cioè:  “Oh n’zilla, n’zilla che facesti? / Facesti tagliar la testa / a San Giovanni Battista”. Il mattino seguente, in maggior numero i giovani, traevano presagi osservando le figure che una miscela di acqua e albume d’uovo aveva assunto in un contenitore di vetro lasciato sul davanzale; l’usanza “di conoscere il futuro, con la duplice mediazione del Santo e della n’zilla”, induce a “supporre che il termine n’zilla potrebbe derivare da Sibilla  (donna che prediceva il futuro dietro ispirazione degli dei)”. (2)

Altra testimonianza riconduce il vocabolo al dialettale nziria, bizza, insidia, capriccio (3) e perciò vede nella seducente danzatrice una “strega  collerica, cattiva e pericolosa”. (4)  Altri ancora mi hanno detto che, “a nzilla” dipende da Ancella, altri, da Zitella, ma non in qual modo e perché; comunque, la voce nel primo caso procede, per passaggio della c, in z, dal latino Ancilla, ovvero “ancella: nell’antica Roma giovane donna al servizio personale della matrona”, come accadde nella detta circostanza per la principessa giudaica e sua madre Erodiade;  nel secondo, è contrazione di Zi(te)lla, non però nel significato ordinario di “nubile d’età avanzata e dal carattere permaloso e bisbetico”, bensì in quello di “fanciulla, vergine giovinetta”; a questo punto, mi sembra possa venire –perché no?– anche da (do)nzella , “donna di giovane età, piacente e non maritata”. (5)

A tal proposito, ho tenuto presente che se  a n’zilla  pare essere leggenda esclusiva di Cerreto, non lo è la descritta tradizione dei pronostici per così dire matrimoniali, specialmente da parte di pulzelle; invero, in altri luoghi della diocesi di Telese-Cerreto e ancora negli anni sessanta del secolo passato, pur ignorandosi chi fosse a nzilla, la ragazza, per esempio a Pietraroia, il 24 di giugno o leggeva la rifiorita di un cardo potato la sera innanzi e posto in acqua o procedeva così come a Cerreto; (6) a Faicchio, metteva in  pratica la medesima usanza dell’albume in acqua, ma il 10 agosto festa di San Lorenzo. (7) Altrettanto accadeva, il 23-24 di giugno, ancora nella prima metà del secolo scorso, nella diocesi Caiatina (8) e nell’Alifana, (9) per giunta con qualche diversità in Piedimonte Matese; qui, signorinelle in gruppo, prima il 24 di giugno (10) e poi anche il 29 di agosto  –date rispettive della natività e del martirio del Battista–  tentavano previsioni sul futuro di ciascuna, cantando un mottetto che alludeva ad un mestiere di uomo e associandovi, subito dopo, uno tra i monili lasciati dalle partecipanti in una brocca, “’a ’ngella”, piena d’acqua ed estrattivi di volta in volta. (11) Perfino a Napoli –un tempo capitale di regno– ”Nella magica notte della <<conoscenza>>”, le fanciulle “leggevano il destino delle future nozze nella disposizione delle foglioline d’orzo pallido”, perché cresciuto al buio, al pari di quello “per il sepolcro del Cristo morto nella Settimana Santa di Pasqua”. (12)

Ritornando a Cerreto, ho appreso, altresì, che la cappella intitolata al Battista ,“a lo ponte Raino” e a perpendicolo sul Turio, era stata edificata prima del 1639. Non solo: poiché era rimasta pressoché illesa con altre cinque case durante il terremoto che, nel 1688, aveva raso al suolo il paese, venne utilizzata da chiesa parrocchiale e assicurò il culto per un certo tempo. (13) Sito diventato magico, per l’opinione comune? È verosimile. Sicché è possibile, quantomeno, supporre il combinarsi delle singolarità attinenti al luogo solcato da corso d’acqua, alla presenza di edificio sacro per giunta intitolato a san Giovanni Battista, al fatto ritenuto prodigioso che esso fu risparmiato dal sisma e vi si praticò il battesimo, nonché, da ultimo, all’episodio evangelico concernente Salomè; tanto avrebbe dato origine e collocazione al convegno ufficioso delle janare , quindi, alla leggenda di quella creatura che era stata non meno micidiale d’una strega e, pertanto, costretta ad una danza estenuante, ricorrente e in eterno, a castigo e a memoria del fatto mortale del quale s’era resa colpevole. (14)

A questo punto, mi sembra che il termine a nzilla possa trovare spiegazione ulteriore nel passo latino della Vulgata e, insieme, nella versione alla lettera dello stesso e nella conseguente assonanza da rapida pronuncia in dialetto; re Erode, dunque, il giorno del suo compleanno, contento della danza offertagli da Salomè, giurò di darle in premio quanto avesse chiesto, anche metà del regno. (15)

   At illa praemonita a matre sua: Da mihi, inquit, hic in disco caput Joannis Baptistae. (16)

Ossia, in versione alla lettera:

   Anzi, ella prevenuta dalla madre sua: “dai a me”, disse, “qui nel vassoio, la testa di Giovanni Battista” .

E, in dialetto:

Anz’illa” nzurfàta d’a mamma sòia: “Damme”, dicéu, “cca, nde i piatt, a chépa e Giuann Battiscta”.

Dunque: A Nzilla, la Nzilla.

È soltanto una ipotesi, ma…

_________

1- P. Toschi, Guida allo studio delle tradizioni popolari, Torino, Boringhieri, 1971, p. 55. 2- E. Cofrancesco, Rimedi popolari ai malefici delle “janare”, in “Rivista Storica del Sannio”, Napoli, Arte Tipografica, XIV, 2 (2007) pp. 263-280. 3- Cfr. R. Andreoli, Vocabolario Napoletano Italiano, Torino, 1887 – Napoli, Di Fraia, 1993,  p. 270. 4- Referente. prof. Vincenza Venditti. 5- Per i diversi significati, cfr. AA.VV., Nuovissimo Dardano Dizionario della lingua italiana, Roma, Curcio Ed., 1982, alle voci. 6-Reff. proff. Concetta Manzelli e Pasqualina Manzelli. 7-Ref. sig.ra Maria Cristina Onofrio. 8- Cfr. G. Pendolino, Tradizioni e leggende dell’Agro Trebulano, Casapulla, Tecnostampa, 1959, p. 16. 9-Ref. per Alife, sig.ra Angela Testa; 10-Cfr. R. Marrocco, Memorie storiche di Piedimonte d’Alife, ivi, La Bodoniana, 1926, pp.316-317. 11- Cfr. D. Marrocco, Piedimonte Storia-Attualità, Napoli, 1961, p. 406. 12- M. Buonoconto, Napoli Esoterica, Roma, Newton, 1996, pp. 38-40. 13- Cfr. R. Pescitelli, Chiesa Telesina, luoghi di culto di educazione di assistenza nel XVI e XVII secolo, Benevento, Auxiliatrix, 1997, pp. 92-93. 14- Circa il castigo, cfr. quello inflitto all’ Ebreo errante. 15– Mc, VI, 31-34. 16– Mt,  XIV, 8, in A Martini, a c.d., La Sacra Bibbia, IV, Firenze, Usigli, 1852, p. 53.

 *Rosario Di Lello, rinomato ricercatore di storia,  autore di numerose  pubblicazioni.

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