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RUBRICHE- IN CHE MODO SI ARRIVA DA AQUILONIA AD AUDUNI DI GIOIA SANNITICA

DI LELLO ROSARIO|Tanto è capitato ad un conoscente che “impressionato” –a suo dire– “da un toponimo”, ne ha scritto qualcosa  e, giorni or sono, incontratomi, mi ha mostrato testo e note dei suoi appunti contrassegnati: 63219AN, me ne ha spiegato il contenuto e mi ha chiesto un parere.

Al riguardo, egli dice: “Audùni sta a m 270 s. m., quasi al centro del territorio demaniale di Gioia Sannitica in provincia di Caserta; tra le altre frazioni è la più vicina al capoluogo –intorno a due km–; conta circa 500 abitanti; ha una chiesa parrocchiale che, così come la casa comunale del capoluogo, dista pressappoco 1200 m dal castello medioevale a monte.

“Inoltre, in un  libro del Mennone si legge: <<Esisteva, poco al di sotto del vecchio cimitero un antico paese detto Casale, che forse era il più grande e antico fra quei del secondo Gioja. Di esso ne esiste ancora una strada detta ora Cupa di Casale. Per costante tradizione si sa che ivi esisteva anche un monastero di S. Nicola. Ma tanto il paese, quanto il monastero, soggiacquero al comune flagello delle invasioni barbariche, ed ora non ve ne restano che ruderi e macerie e grandi accumulamenti di pietre, fra i quali si sono spesso rinvenuti molti oggetti di antichità, e pochi mesi or sono in un attiguo fondo fu scavato un vaso con molte monete antiche d’argento, delle quali una sola ne potetti avere per osservarla ed era dell’imperatore Antonino Pio Augusto che successe ad Adriano l’anno 138 di Gesù Cristo, or sono 1756 anni. Cessate le barbare invasioni i superstiti abitanti del distrutto Casale […] pensarono a costruirsi, poco al di sopra, le loro nuove dimore, l’aggregato delle quali lo dissero Auduni, che  secondo il Muratori , è un vocabolo normanno significante Salvati,.>>.(1)    E si legge pure, in vari autori, di rinvenimenti archeologici altrove, in territorio di Gioia, (2) Pertanto è possibile  ritenere, per prima cosa, che non pochi luoghi vi siano stati abitati nell’Evo Antico, a datare almeno dal IV secolo a.C.”

Poi, riguardo al tema, egli congettura: “È vero che il termine casale è assai comune e ha origini latino-medievali, (3) però, come si  apprende da un testo dello Iannacchino, il toponimo Cauduni era presente in zona già nell’anno 885, (4) ossia qualche secolo prima dei Normanni; perciò, donde ha avuto origine ?”.

A tal proposito, il nostro lettore  incomincia a … fantasticare, va molto a ritroso nel tempo, col pensiero, e … rammenta:  “Il Salmon ha scritto che all’epoca dei Sanniti vennero battute monete recanti la leggenda DAINNUDUKA ; il Monaco ha aggiunto che l’etimo, in lettere osche e invertito è, pertanto, AKUDUNNIAD (pron. AKURUNNIAR); il Vessella ha esposto un paio di oboli con rispettiva leggenda RAINNURUKA e, all’inverso, AKURUNNIAR . (5)  Sempre dai medesimi si apprende che quelle iscrizioni indicano, secondo gli studiosi, la città sannitica che i Romani denominarono Aquilonia e in essa l’odierna Lacedonia in Irpinia o un oppidum, cioè  un centro fortificato, sito nei pressi dell’odierna Montaquila, in territorio venafrano, o sopra Monte Vairano, a sei km da Campobasso. (6)

“Si viene altresì a sapere che i Romani erano soliti latinizzare i toponimi, spesso con qualche semplice spostamento o sottrazione di sillabe nonché ricorrendo alla somiglianza fonetica e facendo riferimento al mondo animale; in tempi successivi e più vicini a noi, gli storici hanno interpretato i toponimi, non di rado sulla base soltanto delle assonanze. In tal modo, ad esempio, il fiume OLOTRONUS è diventato OOLTURNUS, VULTURNUS -VOLTURNUS e quindi VOLTURNO; la città BUVAIANUD è stata chiamata BOVIANUM e poi BOJANO; MALOENTON è stato, MALVENTUM, MALEVENTUM e BENEVENTO; AKUDUNNIAD è divenuta AQUILONIA, per poi essere LACEDONIA o MONTAQUILA. (7)

“Ma dove stesse Aquilonia non è stato possibile finora provare”.

A questo punto, il nostro pensatore, si improvvisa etimologo  e opera, pure lui, qualche spostamento di sillabe e qualche sottrazione, ma altro non appura: ”Dalla detta AKUDUNNIAD, si ottiene AKUDUN(N)I(AD) e KAUDUN(N)I(AD); insomma, al massimo si giunge ad AKUDUNI o a KAUDUNI .

“Nondimeno, prescindendo dalla suggestiva assonanza con CAUDIUM e CAUDI(N)O, dal citato libro dello Iannacchino si viene a conoscenza, nel dettaglio, che già nel IX secolo,  quindi nell’alto Medioevo, un inventario, il così detto Catalogo dei beni di Potone, elencava CAUDUNI insieme ad altre curti e condome tra Telese e Alife, si, proprio CAUDUNI; non solo: mille e più anni dopo, ossia agli albori del secolo scorso, quegli stessi beni costituivano, con AUDUNI –non più (C)AUDUNI– i casali di Gioia. (8)

“E ancor più nello specifico si nota che pur senza passare per i detti  AKUDUNI o KAUDUNI, è possibile pervenire, direttamente, da A(K)UDU(N)NI(AD) e da (K)AUDUN(N)I(AD) ad AUDUNI.

“Se non che,  sempre il Salmon, il Monaco e  il  Vessella, (9) sostengono che nell’alfabeto osco-sannitico talune lettere avevano fonetica differente dalla grafica, tanto è vero che, per esempio, alla D corrispondeva il suono della R, ragion per cui la pronunzia di AKUDUNNIAD era A(K)URUN(N)I(AR) e, semmai, quella di KAUDUNNIAD era (K)AURUN(N)I(AR), da cui, AURUNI. E allora?”

Allora, l’immaginifico etimologo –si fa per dire–  evidenzia: “Gli abitanti del luogo e dei paesi limitrofi pronunziano, da tempo immemorabile: Aurùni, ogni qual volta, in dialetto, fanno riferimento alla piccola borgata di Auduni.

“Insomma, riandando a quanto detto, ci si sente autorizzati, se non altro, a ritenere almeno verosimile, fino alla prova del contrario, che nel territorio di Gioia anche Auduni / Auruni, piccolo lembo di Sannio, sia stato centro urbano in quei lontanissimi anni. A prescindere dal toponimo d’origine sannitica?”

Circa il richiesto parere sulla validità della nota, all’ appassionato di storia è stato consigliato di rivolgersi ad un esperto.

________

1- G. Mennone, Riassunto storico dell’antico Sannio,  Piedimonte d’Alife, Tip. Bastone 1895, pp. 130-132. 2- Cfr. G. Trutta, Dissertazioni istoriche delle antichità alifane, Napoli,Simoniana, 1776, pp. 275-277. D. B. Marrocco, Guida del Medio Volturno,Piedimonte Matese, ASMV, 1985,  p. 70. M. Lista, in AA.VV., Il territorio alifano, archeologia arte e storia, S. Angelo d’Alife, Gruppo archeologico Rufrium, 1987-1990, pp. 75-94. M. Nassa, Catalogo del Museo Alifano, Piedimonte Matese, ASMV, 1995, pp. 39, 42, 44 e segg. AA.VV., Gioia Sannitica, della città e del borgo, Piedimonte Matese, Ikona, 2000, pp. 25-29 e pp. 55-58. AA.VV.,  I Territori di Gioia Sannitica Storia, Tradizioni e Prospettive di Sviluppo,  Piedimonte Matese, 2014, pp. 36-37 e pp. 115-118. 3- G. Devoto, Dizionario etimologico, Farigliano, 1986, p. 69. 4- Cfr. A.M. Iannacchino, Storia di Telesia Sua Diocesi e Pastori, Benevento, 1900, pp. 232-233.   5- E. T. Salmon. Il Sannio e i Sanniti, Torino, 1985, pp. 283 e 293, nota 69. D. Monaco, Delenda Akudunniad, in “Almanacco del Molise”, Campobasso (1990) II,  p. 42, nt. 3 e p. 44.  A. Vessella, Corpus nummorum italicorum (…), I, Piedimonte Matese, A.S.M.V.,1998, pp. 12, 48 e V, nn. 43, a e 43, b. 6- E. T. Salmon, cit. p293, nt 69 e p. 294, nt. 83; D. Monaco, cit., p. 42, nt. 3. A Vessella, cit,, p. 48,  7- Cfr. E. T. Salmon, cit., pp. 20-24 e 123; D. Monaco, pp. 41, 43 e pass. A Vessella, cit. pp. 12 e 46.8- Cfr. A.M. Iannacchino, cit. Circa i “beni” e le “pertinenze” di Telese e Alife, “Cauduni” e il “Catalogo dei beni del ricchissimo Potone”, cfr. pure A. Di Meo, Annali Critico Diplomatici del Regno di Napoli, Napoli, Simoniana, 1800, tomo V, p. 9.  9- Cfr. E. T. Salmon, cit., pp. 122-123, 293, nt.69 e 294, nt. 83; D. Monaco, cit. p. 42, nt. 3; A Vessella, cit. p. 48. 

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