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RUBRICA CINEMA – IL MESTIERE DELLE ARMI

*Mela Boev| Non e’ facile guardare questo film dall’inizio alla fine per qualcuno che, al contrario di me, non ha la passione per la Storia. Io amo la Storia, anche se non sono forte nelle date, perché’ in qualche modo contiene tutte le storie. Ascoltavo, qualche giorno fa, di un evento avvenuto nella meta’ dell‘800: la cosiddetta Strage di Ponte Gandolfo. In questa occasione mi venne fatto pensare alla differenza tra ciò’ che chiamiamo narrazione (le storie che si raccontano) e cio’ che invece chiamiamo Storia. Qual’e’ la differenza? Per me sta nel fatto che la Storia si basa sui documenti. Possiamo interpretare questi documenti in modo differente, ma essi non cambieranno per noi e parleranno sempre da se’. Credo che Ermanno Olmi, regista de Il Mestiere delle  Armi, fosse d’accordo con me. E così, anziché raccontare l’evento storico come fanno ad Hollywood, magari piazzandoci l’ennesima faccia d’attore famoso, egli ha deciso di far parlare i documenti. Non per fare un documentario, ma per creare un modo personale di portarci dentro la Storia. Amo questo film, per questa scelta stilistica ed altre: pochissimi dialoghi, immagini come quadri,  volti antichi che sembrano uscire dalla tela; e invece di far dire agli attori frasi inventate, Olmi fa leggere loro le autentiche lettere scritte dai protagonisti dell’evento stesso: L’ultima battaglia di Giovanni dalle Bande Nere (Governolo,1526) . Ve ne ricordate? Un personaggio in grado di stracciare anche la nebbia di un uggioso giorno di scuola. Attorno a Giovanni, cavaliere, condottiero, tutta una parte d’Italia, tutta un’Italia e la sua storia, attraverso dialetti del ‘500 tra le pianure, frasi brevi nelle lingue  dei nostri antenati e anche quelle degli invasori da quell’Oltralpe che da sempre e’ contraltare della nostra identità’, ma che alla fine, fa anche parte della nostra Storia. E qui viene il bello:  perché’ fare un film solo per raccontare un evento storico? Un film alla fine e’ qualcosa di diverso, l’arte ci dice più’ dei documenti. Olmi e’ un poeta, non un cronachista. I fatti per lui non sono che un pretesto. Il realtà’, egli vuole parlarci di quel mestiere. Non del mestiere della guerra, ma del mestiere delle armi. Di come questo mestiere e’ cambiato, da quando l’arma, anziché’ essere tutt’uno con il guerriero, e’ diventata merce: l’invenzione della polvere da sparo, il suo uso nell’industria bellica, l’inizio dell’eta’ moderna.Giovanni con le sue Bande soccombe ad una nuova era, prima ancora che al tradimento dei suoi Prìncipi. Vi ho  per caso convinto a riaprire quel vecchio libro di storia, o a leggere due righe del Macchiavelli?  Chissà’. Spero che cogliate l’occasione per guardare questo film. Perché’ e’ un film bellissimo.

*Mela Boev Attrice e regista.

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Redazione di Casertasera.it Email: redazione@casertasera.it

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