INCONTRI CON L’AUTORE- CASERTASERA INCONTRA LO SCRITTORE VITO FAENZA

FORTUNA NATALE| San Potito Sannitico – Nella splendida sala delle Icone di Palazzo Filangieri de Candida Gonzaga di San Potito Sannitico, nel pomeriggio di sabato 17 luglio, abbiamo dialogato con il giornalista e scrittore Vito Faenza, già all’Unità, Corriere del Mezzogiorno, Il Messaggero, Panorama e La Stampa. “Vita da inviato”, questo il titolo dell’evento nato dal desiderio di ascoltare e condividere con il pubblico presente un pezzo di storia del giornalismo italiano. L’intento era quello di alimentare un libero confronto sui temi del nostro tempo, sul terrorismo stragista e la criminalità organizzata, ma anche di poter ascoltare dalla viva voce di Vito Faenza, una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, fatti e aneddoti accaduti durante la sua lunga carriera da giornalista e scrittore. Un incontro e un confronto inaspettato per l’autenticità e la cordialità del personaggio, teso tra la serietà degli argomenti trattati e l’acuta ironia di Faenza, che con professionalità unite alle sue doti comunicative, ha appassionato il pubblico, totalmente catturato dalla sua forte personalità.

Vito Faenza, autore fuori dal comune, per nulla cattedratico, con il suo istintivo umorismo napoletano, ha reso “leggero” il dibattito, accogliendo anche le domande incalzanti dei presenti in sala, curiosi di conoscere i retroscena di fatti che intrecciavano la sua vita professionale con quelli della storia del nostro paese. In una sala gremita di persone, il giornalista ha svelato retroscena non conosciuti di fatti di cronaca che sono già storia, condividendo episodi divertenti, intrighi, presunti compromessi tra Stato e mafia in un racconto coinvolgente, che ci ha tenuti col fiato sospeso fino alla fine.

Partendo dalle vicende del rapimento dell’assessore Cirillo, per mano delle Brigate Rosse e alle successive trattative che vide complici e complottisti i clan della camorra capitanati da Raffaele Cutolo e i vari esponenti della politica di quei tempi, Vito Faenza racconta poi di come sono andate realmente le cose sulla strana storia del professor Senzani legata al sequestro Cirillo e al falso dell’Unità. Interessanti i retroscena del caso Tortora, nei quali Vito Faenza ha spiegato del perché l’attenzione dei politici di allora fosse stata tutta sul personaggio Tortora, per poi arrivare alla presunta trattativa tra Stato e mafia nella tragedia del giudice Falcone, alle sue tante inchieste di camorra in Terra di Lavoro seguite da una serie di condanne a morte, querele, minacce, inseguimenti, appostamenti, processi fino ad arrivare alle vicende legate all’operazione Spartacus. Una narrazione avvincente, per niente noiosa, a tratti sbalorditiva, che è terminata in un fragoroso applauso, segno di sincero apprezzamento.

Una volta in pensione, il giornalista Vito Faenza ha trasformato le sue inchieste e i suoi rapporti sulla camorra in romanzi-verità, dedicandosi a tempo pieno alla scrittura. Da lì in poi, i suoi report sulla criminalità organizzata hanno ripreso vita nei suoi romanzi, nei quali la vita dei personaggi ruota attorno a fatti di cronaca realmente accaduti e vissuti in prima persona dal giornalista. “L’isola dei fiori di cappero”, “Il terrorista e il professore”,Il ragno e la farfalla” sono, infatti, il resoconto di vicende che il giornalista scrittore ha romanzato attingendo dal suo vasto archivio, costruito in più di quarant’anni di esperienza di lavoro sul campo. Un affascinante storia di vita professionale e personale che chi meglio di un giornalista, che l’ha vissuta sulla propria pelle, può raccontare, in attesa della pubblicazione del suo prossimo romanzo “L’altra metà del cielo”, che verrà presentato, in anteprima, proprio a Palazzo Filangieri i primi d’autunno. In questo suo nuovo romanzo, il giornalista scrittore racconta la travagliata storia d’amore di tre donne le cui vite si intrecciano e si intersecano. Unico punto in comune un insegnante, che è stato professore di tutti i protagonisti del romanzo, che vive anche lui un’intensa storia d’amore con una delle tre protagoniste, interrotta poi dalla morte della moglie per un male incurabile. Anche in questo romanzo l’autore fonde i protagonisti con vari personaggi e fatti reali, trasformando una storia vera in “romanzo -verità”«Ho sempre preferito i romanzi ai saggi – rivela Vito Faenza – Sarà che mi trovo molto più a mio agio nelle storie romanzate, quelle che non ti forniscono solo nozioni, ma collocano queste nozioni nella vita reale, tenendo conto anche degli aspetti umani e quotidiani. Sono anche convinto che ci siano degli argomenti che trattati in forma di romanzo possano arrivare a più persone in modo più diretto e deciso, rispetto a quando vengono presentati in forma di saggio». (Le foto sono dello studio fotografico Marcello d’Andrea di Piedimonte Matese).

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