ROCCHETTA E CROCE, PASQUALINO VITO HA AVUTO GRANDI ASCOLTI CON LA SUA ULTIMA POESIA

Alessandro Bonafiglia|Rocchetta e Croce. Per fortuna il mondo della poesia  e della letteratura non è mai crollato e ha sempre partorito tanti talenti tra cui Pasqualino Vito (nella foto). Quest’ultimo è nato in Svizzera il 9 aprile del 1960 e ha vissuto nel Canton Ticino fino alla tenera età di 10 anni, presso cui ha frequentato le scuole elementari, precisamente fino al terzo anno. E’ figlio di emigranti di Rocchetta e Croce, piccolissimo paese dove vive attualmente. Ha studiato architettura nel poco distante comune di Calvi Risorta e sempre nello stesso paese svolge l’attività di libero professionista. Ha in seguito frequentato le scuole medie e ha partecipato anche un concorso di poesie indetto dalla scuola. Piano piano cominciò a suonare anche la chitarra e scrisse qualche canzone. Si dedicò alla politica dal momento in cui frequentò le scuole superiori e poi si iscrisse All’Università. Ha sempre appuntato diversi componimenti, in genere in vernacolo ”rocchettano”. Li raggruppò e li riportò in un file, fino a quando li recitava anche a casa sua con la presenza dei parenti e amici. Successivamente, dopo che i figli lo invogliarono, riuscì a prendere confidenza anche con Facebook su cui ancora oggi pubblica le sue poesie. ”Il vernacolare rocchettano – dichiara Vito – è particolare per le poche regole che propone e perché non somiglia propriamente al “napoletano”, piuttosto al “siciliano”. Tutte i termini vengono proposti per intero, senza troncature finali, come in genere nei dialetti discendenti dal partenopeo”. Con queste poesie ha inoltre partecipato a vari concorsi riuscendo a vincere dei premi, anche se lui stesso dichiara che prova più piacere nell’incontrare e conoscere persone in quelle occasioni. Il suo maestro è stato Trilussa e rimase affascinato dei suoi testi quando aveva solo 12 anni, in quanto ha trovato in essi l’ironia e il sarcasmo sottile. Gli argomenti che tratta Vito sono di Cronaca oppure più impegnati. L’ultima poesia che ha scritto, per il momento, è ”G’liomme e a’ panza”. ”Sarà deformazione professionale ma ho il pregio, – dichiara Vito –  quando posso, di osservare attentamente le persone. In particolare mi rifaccio a quelle del mio paese, quei vecchietti che ricordo con piacere, le loro battute, la loro sana filosofia di vita. SI! A loro mi rifaccio. E in merito a questa poesia ricordo perfettamente persone che davanti al bar, la domenica dopo pranzo, tendevano a scoprirsi la pancia alzando la canottiera di filo bianca oppure slacciando la camicia, oltremodo stretta dopo il luculliano pranzo domenicale; e batterci sopra o accarezzarla con soddisfazione. Proprio come per voler dire: “ E’ SIGNU R’ABBUNDANZA”. Erano anche gli anni ’70, periodo di un sentore di benessere economico. Quello che invece succede nell’intimità l’ho immaginato ……… o forse è capitato anche a me? BOOH……..”. Di recente ha pubblicato un libro intitolato ”Dalla terra alla terra, racconto breve di una storia-vera” e mediante esso raggiunse il terzo posto a un concorso letterario. Lui ha avuto il modo di presentarlo alle scuole medie in tantissimi istituti della provincia casertana e ha sempre evidenziato di esserne fiero (il numero quantitativo delle copie vendute corrisponde intorno a 700). ”Il Covid – conclude Vito –    non mi ha bloccato. Ho già pronti alcuni romanzi, per adulti e bambini, e sono in contatto con alcune case editrici.  Sono anche tentato di pubblicare un libro con le poesie in vernacolare magari con un CD allegato. Progetti in porto, per ora”.

 

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